Oriente MUDEC

Il MUDEC – Museo delle Culture di Milano presenta il progetto Oriente MUDEC, che dal 1° ottobre 2019 al 2 febbraio 2020 coinvolgerà tutti gli spazi espositivi del museo e racconterà da diversi punti di vista – artistico, storico ed etnografico – i reciproci scambi tra Giappone ed Europa attraverso il tempo e l’incontro culturale tra i due mondi. Oriente MUDEC, organizzato dal Comune di Milano e 24 Ore Cultura, si articola in due mostre e un ricco palinstesto di conferenze, laboratori e altre iniziative. 

Quando il Giappone scoprì l’Italia. Storie di incontri (1585-1890)

UNA MOSTRA MUDEC – Museo delle Culture – Comune di Milano 
A CURA DI Anna Antonini, Giorgia Barzetti, Paola Di Rico, Marisa Di Russo, Rossella Menegazzo, Corrado Molteni, Anna Maria Montaldo, Francesco Morena, Carolina Orsini, Alberto Rocca, Marino Viganò.
Con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano e con la collaborazione dei Dipartimenti di Scienze della Mediazione Linguistica e di Studi Interculturali, e di Beni Culturali e Ambientali dell’Università degli studi di Milano,  Fondazione Trivulzio, Veneranda Biblioteca Ambrosiana.

Questa mostra, a ingresso libero, è presentata negli spazi della collezione permanente del Mudec, riallestiti per questa occasione, e illustra mediante alcuni casi esemplari i primi rapporti tra l’Italia e il mondo giapponese e, attraverso di essi, l’immaginario che da entrambe le parti veniva formandosi.
La prima sezione, dedicata a “Ito Mancio e le ambascerie giapponesi 1585–1615”, racconta gli inizi della mutua conoscenza tra i due paesi, dedicando grande attenzione al passaggio in Italia, nel 1585, della cosiddetta ambasceria Tenshō.
La curiosità occidentale verso il Giappone si manifestò in un primo momento con il tentativo di tracciare mappe di quella terra,  o per visione diretta come le mappe riportate dai portoghesi, o ad esse ispirate, come l’Ortelius o la mappa redatta a Milano da Urbano Monte. A partire dal 1549 la Compagnia di Gesù, e altri ordini religiosi dopo il 1586, inviarono diversi missionari in terra giapponese attraverso la mediazione portoghese. Nasce l’arte nanban, “dei barbari del sud”, ovvero la produzione di oggetti con tecniche giapponesi ma forme occidentali. In questo contesto Alessandro Valignano, tra i responsabili della missione gesuita in Giappone, organizza il viaggio di 4 giovani nobili giapponesi originari dell’isola di Kyūshū convertiti al cristianesimo verso l’allora centro del mondo cristiano, Roma e l’Italia.
Nel 1585 i quattro “ambasciatori” dopo diverse tappe entrano a Milano, per restarvi circa 10 giorni. Qui vengono ritratti a colori da Urbano Monte nel manoscritto custodito nella Biblioteca Ambrosiana, straordinariamente esposto in questa mostra. Durante la visita a Venezia il capo delegazione Ito Mancio viene ritratto in un quadro a olio, probabilmente da Domenico Tintoretto, così come viene riportato nelle cronache raccolte da Guido Gualtieri. Il dipinto, recentemente ritrovato, viene esposto per la prima volta in Europa proprio in occasione di questa mostra, grazie alla generosa collaborazione della Fondazione Trivulzio.  Insieme, troviamo esposto un importante documento proveniente dall’Archivio di Stato di Mantova, una lettera gratulatoria di Ito Mancio al duca Guglielmo Gonzaga.

Ito Mancio (1569-1612) Lettera di Ito Mancio al duca Guglielmo Gonzaga (con trascrizione coeva)
2 agosto 1585. Inchiostro nero su carta di riso Archivio Gonzaga – Archivio di Stato di Mantova, Mantova [Busta 1703, c. 779 bis]

Il percorso prosegue focalizzando l’attenzione sulla seconda “ambasceria” giapponese in Italia, quella del 1615. La seconda ambasceria, pur non arrivando a Milano, costituisce un’altra importante tappa dei rapporti tra l’Italia e il Giappone prima della chiusura definitiva dei porti giapponesi e l’adozione della politica di isolamento (sakoku), che rimarrà in vigore fino al 1853.  A documentarla in mostra è un ritratto famoso, quello del capomissione Hasekura Tsunenaga, attribuito al pittore Archita Ricci.

Attribuito a Archita Ricci (1560-1635) Ritratto di Hasekura Tsunenaga
1615 ca. Olio su tela. Proprietà privata della famiglia Cavazza Isolani, Bologna [s.n.]

Il percorso si concentra poi sul momento della riapertura, e sul ruolo di alcuni collezionisti e commercianti milanesi nella formazione delle “Civiche raccolte di arte giapponese” ora conservate al MUDEC. La seconda sezione è infatti interamente dedicata alla figura del Conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua e al suo “Museo Giapponese” costituito da oltre 150 opere tra bronzi, tessuti, porcellane, lacche e altri oggetti, tra cui la meravigliosa portantina laccata “onna norimono” e una magnifica serie di tessuti, maschere e costumi del teatro Nō.

ORARI: Lun 14.30-19.30; Mar, Mer, Ven, Dom 09.30-19.30;
Gio, Sab 9.30-22.30
L’INGRESSO È LIBERO / MUDEC Museo delle Culture
via Tortona 56, CAP 20144 Milano
http://www.mudec.it/ita/mostre-in-corso-2/

Impressioni d’Oriente. Arte e collezionismo tra Europa e Giappone

UNA MOSTRA 24 ORE Cultura
A CURA DI Flemming Friborg e Paola Zatti

La mostra “Impressioni d’Oriente. Arte e collezionismo tra Europa e Giappone” illustra attraverso una selezione ampia e diversificata di opere provenienti dall’Italia e dall’estero lo sviluppo di quel gusto orientato verso il Giappone che pervase la cultura artistica occidentale tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, in particolar modo in Francia e in Italia, approfondendo le dinamiche dei variegati interscambi artistici di quel periodo. L’analisi storico-artistica riserva una particolare attenzione al contesto di relazioni commerciali, avventure imprenditoriali e forte curiosità globale caratteristici dell’epoca. Nel variegato contesto del gusto internazionale per il Giappone e della sua influenza sulle arti, la mostra si focalizza sui maggiori tra gli artisti italiani ed europei che hanno subito l’incanto del Giapponismo, esponendo alcuni dei capolavori assoluti dell’epoca: da De Nittis a Rodin, da Chini a Induno, da Van Gogh a Gauguin e Fantin Latour.

In mostra oltre 170 opere tra dipinti, stampe, oggetti d’arredo, sculture e oggetti di arte applicata, provenienti da importanti musei italiani e europei e da collezionisti privati.

Autore: Induno Gerolamo (1825-1890) Titolo: La giapponesina
Anno: 1880-1885 Tecnica: olio su tela Dim SC: 45×34,8 cm
Prestatore: collezione privata Crediti fotografici: Courtesy Enrico Gallerie d’Arte, Milano
Autore: Chini Galileo (1873-1956) Titolo: Paravento “Turandot”, fronte Anno: 1926
Tecnica: Olio su tela
Dim SC: cm 185 x 212 x 3 Prestatore: Parma, collezione privata
Autore: Chini Galileo (1873-1956) Titolo: Paravento “Turandot”, retro Anno: 1926
Tecnica: Olio su tela
Dim SC: cm 185 x 212 x 3 Prestatore: Parma, collezione privata

http://www.mudec.it/ita/impressioni-d-oriente/

ORARI: Lunedì 14.30 – 19.30; Martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9.30 – 19.30;Giovedì – sabato 9.30 – 22.30
La biglietteria chiude un’ora prima (ultimo ingresso)
I biglietti sono acquistabili al seguente link: http://www.ticket24ore.it/ita/tour/impressioni-d-oriente-arte-e-collezionismo-tra-europa-e-giappone/180?fbclid=IwAR1RdFwxvTkY1FhTXnlth8yZsqT5GUEePZMseEAcxlhSXzLwNdx66RuKlRk

Autore: Ito Shinsui (Itō Hajime, 1898-1972) Titolo: Notte di neve
Anno: 1923
Tecnica: Xilografia
Dim SC: cm 32,3 x 22,9
Dim CC: cm 50 x 70
Prestatore: collezione privata

 

 

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Kokeshi: mostra e conferenze al Mudec

 

Al MUDEC – Museo delle Culture di Milano una mostra presenta per la prima volta in Italia un’ampia raccolta di kokeshi, le piccole sculture in legno dall’aspetto di bambola che sono considerate l’emblema culturale della regione del Tōhoku, nel nord-est del Giappone.

Si apre così la stagione espositiva che il MUDEC dedicherà al Giappone nel corso del 2019. In autunno infatti verrà presentato al pubblico un grande progetto che coinvolgerà tutti gli spazi espositivi del Museo, dedicato ai diversi aspetti  storici, artistici e culturali che hanno legato nel corso dei secoli l’Italia e il Giappone.

La mostra “KOKESHI. La tradizione artigianale del Tōhoku” è stata organizzata nel quadro dell’accordo tra l’Università degli Studi di Milano e il MUDEC, con il sostegno della Japan Foundation e il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano, ed è stata curata dalle docenti Virginia Sica, del Dipartimento di Scienze della mediazione linguistica e di Studi interculturali, e Rossella Menegazzo, del Dipartimento di Beni culturali e ambientali, insieme alla scrittrice Carmen Covito, presidente dell’associazione culturale AsiaTeatro.

Saranno esposti kokeshi antichi e moderni provenienti da collezioni private italiane, affiancati da alcuni pezzi unici che sono stati realizzati appositamente in occasione di questa esposizione da tre laboratori di maestri artigiani del Tōhoku.

La regione del Tōhoku, nota anche da noi per i tragici eventi causati dal grande terremoto del 2011, è oggi particolarmente attiva nella valorizzazione del proprio patrimonio artigianale, che si presenta come una tradizione vivente, con botteghe dove le tecniche e i sistemi decorativi vengono ancora oggi tramandati di padre in figlio.

Come per la maggior parte delle sculture artistiche in legno, la produzione dei kokeshi inizia con la scelta e il taglio dell’albero. La lavorazione eseguita al tornio dal maestro artigiano viene completata con  una decorazione dipinta che differisce a seconda delle scuole, dell’epoca e della zona di produzione.

Come scrive Maria Teresa Orsi nella presentazione della mostra, queste bambole “semplici, colorate a mano in una codificata ma pressoché infinita variazione di rappresentazioni formali, costituiscono uno degli esempi più singolari dell’artigianato nato nel nord est del Giappone”.  Si ritiene che i kokeshi abbiano avuto origine agli inizi dell’Ottocento “per opera degli abitanti dei villaggi di montagna, poi trasferitisi nei vari centri termali, onsen, dove tuttora la maggior parte degli artigiani mantiene i suoi laboratori. Col tempo, soprattutto dagli inizi del Novecento, si sono diffusi in tutto il Giappone, trasformandosi talvolta in semplici oggetti ricordo (omiyage) da comprare frettolosamente e da portare ad amici e parenti, fino a che, dal 1928 circa, hanno cominciato a essere considerati prodotti da collezionare con la cura e il rispetto che si deve a un’opera d’arte.”

All’interno della mostra sarà proiettato un video inedito che documenta il lavoro di creazione dei kokeshi nei laboratori artigiani, con interviste ai maestri che hanno realizzato per l’occasione le opere esposte: Masahiro Hayasaka, Akihiro  Sakurai e suo figlio Naomichi, Akira Suzuki e suo figlio Takashi.

Le caratteristiche delle diverse scuole, i significati antropologici, i valori artistici dei kokeshi e l’ambiente in cui vengono prodotti saranno oggetto di un ciclo di conferenze, tenute da Maria Teresa Orsi (19 maggio), Andrea Maurizi (23 maggio), Carmen Covito (25 maggio), Rossella Menegazzo (30 maggio) e Virginia Sica (1 giugno).

L’inaugurazione della mostra avrà luogo sabato 18 maggio alle 17,30. A seguire, alle 18,30 la violinista Yoko Morimyo e l’attore-regista Giovanni Calcagno con un breve concerto per violino, viola e voci recitanti renderanno omaggio allo scrittore Natsume Sōseki, uno dei padri della letteratura giapponese moderna.


 

KOKESHI. La tradizione artigianale del Tōhoku

18 maggio – 2 giugno 2019
Spazio delle Culture “Khaled al–Asaad”
MUDEC – Museo delle Culture
via Tortona 56,  Milano

Inaugurazione sabato 18 maggio ore 17.30

Orari di apertura della mostra:
Lunedì 14.30/19.00
Mar, mer, ven 14.00/19.00
Giovedì 14.00/22.00
Sabato 10.00/22.00
Domenica 10.00/19.00

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

 

A cura di:
Virginia Sica (Dipartimento di Scienze della Mediazione linguistica e di Studi interculturali, Università degli Studi di Milano)
Rossella Menegazzo (Dipartimento di Beni culturali e ambientali, Università degli Studi di Milano)
Carmen Covito (AsiaTeatro associazione culturale)

In collaborazione con:
MUDEC – Museo delle Culture
Communa (Sendai, Giappone)
Museum of Kamei Collection (Sendai, Giappone)
Asia Pacifico (Gruppo di Ricerca UniMi)

Con il sostegno di:
The Japan Foundation

Con il patrocinio di:
Dipartimenti di Scienze della Mediazione linguistica e di Studi interculturali, e di Beni culturali e ambientali dell’Università degli Studi di Milano
Consolato Generale del Giappone a Milano
AISTUGIA (Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi)
AsiaTeatro
CARC (Contemporary Asia Research Centre)

Coordinamento organizzativo: Miya Itō, Eleonora Lanza, Cristina Panzeri
Progetto di allestimento: Adele Passaniti
Fotografia di sala e per la grafica: Karin Vettorel
Grafica: Margherita Aurora Terrasi

 


 

PROGRAMMA

 

sabato 18 maggio

ore 17.30  – Inaugurazione

ore 18.30Sogni, con Yoko Morimyo e Giovanni Calcagno. Concerto per violino, viola e voci recitanti su testi di Natsume Sōseki.

 

domenica 19 maggio ore 17

conferenza di Maria Teresa Orsi (Università La Sapienza di Roma)

Un viaggio fra i kokeshi.

I kokeshi del Tōhoku costituiscono gli autentici rappresentanti di un artigianato che unisce alla semplice linearità della forma una pressoché infinita varietà di disegni e colori. Nati agli inizi dell’Ottocento, sono suddivisi ancora oggi in undici “famiglie”, spesso identificabili col villaggio di origine e ciascuna caratterizzata da precisi contrassegni creativi. Questi (e altri) aspetti assegnano loro una valenza non solo estetica ma anche culturale e sociale, sia nelle forme più legate alla tradizione, sia nelle proposte più innovative e sperimentali degli ultimi tempi.

 

giovedì 23 maggio ore 18.30

conferenza di Andrea Maurizi (Università degli Studi di Milano-Bicocca)

La forza evocativa della tradizione folclorica del Tōhoku.

Nel corso della seconda metà del secolo scorso, la percezione popolare dei kokeshi è cambiata, trasformandoli da semplici giocattoli in simboli che evocano, insieme a una forte nostalgia per i valori più tradizionali del Giappone, la continuità della storia, il ruolo della donna e le origini della sensibilità giapponese. La conferenza esamina il processo che ha reso possibile questa trasformazione.

 

sabato 25 maggio ore 18.30

conferenza di Carmen Covito (scrittrice e presidente dell’associazione AsiaTeatro)

Le bambole nell’acqua. Antichi rituali di purificazione in Giappone.

Fin dalla preistoria in Giappone vari oggetti di forma umana (hitogata) sono stati utilizzati a scopi apotropaici o magico-religiosi. Una delle funzioni fondamentali che assolvevano era quella di “sostituto” (katashiro) dell’essere umano, che in determinate occasioni cerimoniali o momenti di passaggio poteva trasferire sull’oggetto le proprie impurità o deviare i possibili rischi di morte, malattia e altre sfortune. Questo accade tuttora in alcuni riti dello shintoismo e, in maniera più nascosta, è all’origine di note tradizioni come la festa delle bambole Hina Matsuri.

 

giovedì 30 maggio ore 18.30

conferenza di Rossella Menegazzo (Università degli Studi di Milano)

Riconsiderazioni contemporanee sui kokeshi tra arte popolare, artigianato e design.

L’oggetto kokeshi può essere letto nel contesto di una produzione artigianale-artistica locale rappresentativa del più ampio mercato dell’arte giapponese. La non scindibilità degli elementi artistici, tecnici, decorativi dei manufatti giapponesi ha segnato le modalità di ricezione dell’arte nipponica a livello internazionale sin dalle prime esposizioni internazionali dell’Ottocento, suscitando prima grande curiosità e critica come arti decorative, poi grande apprezzamento e fascino per la cura del dettaglio, dei materiali e delle forme. Oggi più che mai si assiste a una rivisitazione del valore di tanti oggetti nati nell’ambito delle arti popolari come i kokeshi, passati da prodotti d’artigianato locale a oggetti di design da collezionismo internazionale.

 

sabato 1 giugno ore 18.30

conferenza di Virginia Sica (Università degli Studi di Milano)

Il Tōhoku e la tradizione rurale nella cultura del presente. L’eredità storica, artigianale e rituale.

L’intervento esplora le vicende storico-economiche più rilevanti per le comunità rurali del Tōhoku  e ne considera gli effetti sulla persistenza di alcuni artigianati e aspetti rituali, esclusivi del territorio. Dalla realizzazione di kokeshi al rituale in onore dei kokeshi ‘dismessi’; dai talismani in legno a forma di cavallo (kinoshita-koma) al Chagu-chagu umakko, festival di inizio estate a Morioka, con la spettacolare parata di cavalli; dai daruma che rievocano il Signore Date Masamune alla parata in costume tenuta in suo onore ogni estate nelle vie di Sendai.



INFO UTILI:

MUDEC – Museo delle Culture di Milano (Via Tortona, 56)

18/05/2019 – 02/06/2019

Ingresso gratuito

ORARI di apertura della mostra:
Lun 14.30-19.00/ mar, mer, ven 14.00-19.00 / Gio 14.00-22.00 / Sab 10.00-22.00  / Dom 10.00-19.00

www.mudec.it
c.museoculture@comune.milano.it

 

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Le mille Vie della calligrafia


Da mercoledì 25 a domenica 29 aprile 2018

presso il MUDEC – Museo delle Culture
Spazio delle Culture “Khaled al-Asaad”
via Tortona 56 – Milano

Nel decennale della sua fondazione, l’Associazione culturale shodo.it presenta una mostra-installazione sulle mille vie che i calligrafi oggi possono seguire nella pratica di un’arte tradizionale e insieme contemporanea.

Le mille Vie della calligrafia

Nelle culture dell’Asia, e in particolare in Giappone e in Cina, le arti tradizionali rappresentano una “via” da percorrere sia come pratica artistica sia come ricerca spirituale. Per celebrare il suo primo decennale sulla Via della calligrafia, l’associazione shodo.it dedica perciò questa mostra al tema del percorso, il dō in giapponese, dao in cinese.

La mostra presenterà un’installazione calligrafica e opere su sottili teli di seta e di cotone di grandi dimensioni che illustrano il percorso a volte lineare a volte tortuoso di chi insieme a noi si è avventurato in questi anni nello studio e nella pratica della calligrafia.
Questo percorso sarà affiancato da una serie di elaborazioni digitali di opere storiche che illustrano lo sviluppo (ancora una volta la Via) della scrittura sino-giapponese dagli albori (1600 a.C) alle avanguardie della seconda metà del Novecento.

Durante tutta la durata dell’esposizione, da mercoledì a domenica, i calligrafi dell’associazione saranno all’opera nello spazio espositivo, realizzando a terra opere di medie e grandi dimensioni.

Orari della mostra e attività:

Orari di apertura della mostra: mercoledì 25, venerdì 27 e domenica 29 ore 10:30-19:30;
giovedì 26 e sabato128  ore 10:30-22:30

giovedì 26 aprile
ore 18:00 Inaugurazione, con interventi di Katia Bagnoli “Sulla Via” e Bruno Riva “Le Vie delle calligrafie”

venerdì 27 aprile
dalle ore 15:00 alle 17:00 seminario di pratica calligrafica (15 partecipanti);
ore 18:00 Conferenza di Bruno Riva “Oltre la calligrafia: dalla tradizione all’arte contemporanea tra Occidente e Oriente”

sabato 28 aprile
dalle ore 15:00 alle 17:00 seminario di pratica calligrafica (15 partecipanti);
ore 18:00 Conferenza di Carmen Covito “Prima del design: estetica degli strumenti di scrittura in Giappone”

domenica 29 aprile
dalle ore 15:00 alle 17:00 seminario di pratica calligrafica (15 partecipanti).

Per partecipare ai seminari è necessario prenotare scrivendo a: katia@shodo.it

 


Credits:

Ideazione, progettazione e coordinamento: Katia Bagnoli Riva e Bruno Riva

Curatela e allestimento: Bruno Riva e Katia Bagnoli Riva

Ufficio stampa, web e social: Carmen Covito

Progettazione dell’allestimento: Bruno Riva

Catalogo: Bruno Riva e Carmen Covito

Logo della mostra: ©Bruno Riva

Grafica e Fotografie: ©Emanuela Fecchio

Video “Sulla Via”:  ©Gregory Stevenson Piccolo


www.shodo.it

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Ama no hara (le pianure del cielo)

 

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L’Associazione culturale shodo.it presenta

天の原 Ama no hara (le pianure del cielo)

Performance e mostra di calligrafia giapponese contemporanea
MUDEC – Museo delle Culture
via Tortona 56, 20144 Milano

 

Sabato 15 ottobre 2016 alle ore 18:00
performance calligrafica di Bruno Riva
con un’introduzione di Carmen Covito

Esposizione di calligrafie giapponesi contemporanee
Opere di:
Kataoka Shikō 片岡紫江 (1928-2014)
Yonemoto Kōro 米本光露 (1956-2013)
Morioka Shizue森岡 静江
Nakajima Hiroyuki 中嶋宏行
Uehira Baikei上平 梅径
Yamada Tomie 山田富江
Katia Bagnoli 山吹
Bruno Riva 河元仙

Orario mostra
sabato 15 ottobre ore 12:00-22:00
domenica 16 ottobre ore 11:00-19:00
(domenica dimostrazioni e visite guidate alla mostra)

ingresso libero

Evento promosso dal Forum della Città Mondo e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano

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Con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano.

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Evento inserito nelle celebrazioni ufficiali del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia.

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Per celebrare il 150°Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia, l’associazione culturale shodo.it presenta una performance calligrafica del maestro Bruno Riva, membro della Japan Educational Calligraphy Federation (Nihon Kyōiku Shodō Renmei). La performance è accompagnata da una mostra di calligrafie giapponesi contemporanee che sarà visitabile per due giorni nello Spazio delle Culture al MUDEC.

La calligrafia in Giappone è stata in ogni epoca un importante strumento di espressione culturale, considerata allo stesso livello artistico della pittura. Oggi si confronta con le avanguardie contemporanee pur mantenendo vivi tutti gli elementi della tradizione, e viene praticata dai giapponesi ma anche da artisti occidentali. Rappresenta quindi uno splendido esempio del dialogo tra antico e moderno, oriente e occidente, che caratterizza la cultura giapponese di oggi.

Durante la performance il maestro Riva scriverà due testi poetici su tela di grande formato (circa 2 x 14 metri).
La poesia in caratteri cinesi (kanji) scritta in orientamento orizzontale, da destra a sinistra, è il primo verso di un componimento del monaco Zen Ryōkan Taigu (1758-1831) mentre la poesia in alfabeto sillabico (kana), scritta in orientamento verticale su più colonne liberamente organizzate, da destra a sinistra, sulla parte iniziale della tela, è un waka di Abe no Nakamaro (698-770) che faceva parte della prima antologia imperiale di poesia in giapponese.
Le due poesie esprimono quindi due diverse forme di calligrafia e due diverse epoche della storia culturale giapponese: due diverse anime del Giappone, che vedremo armonizzarsi sulla superficie della tela così come sono in perfetta armonia nel grande flusso della cultura giapponese.

Il titolo «Ama no hara (le pianure del cielo)» è il primo verso della poesia di Abe no Nakamaro, in cui viene evocato il gesto dei viaggiatori che allontanandosi dall’antica capitale per andare verso occidente si volgevano ad ammirare ancora una volta la luna.

Poesia di Ryōkan Taigu 良寛大愚

Cammino lungo un corso d’acqua cercando la sorgente,
ma dove mi sembrava di vederla, stupito,
mi accorgo che la fonte di tutto non si raggiunge mai.
Ovunque il mio bastone si appoggi, scorrono mille rivoli.

(traduzione shodo.it)

步隨流水覓溪源,行到源頭卻惘然。
始悟真源行不到,倚筇隨處弄潺湲。

Poesia di Abe no Nakamaro 阿倍 仲麻呂 (698-770)

Spaziando con lo sguardo
nella piana celeste
scorgo la luna
fare capolino sulla vetta Mikasa
del monte Kasuga.
(traduzione di Andrea Maurizi)

Ama no hara / furisake mireba / kasuga naru / mikasa no yama ni / ideshi tsuki ka mo
天の原ふりさけ見ればかすがなる三笠の山に出でし月かも
(あまの原ふりさけ見ればかすがなるみかさの山にいでし月かも)

 

Mudec-shodo-2016-locandina-OK

Associazione culturale shodo.it
via Paolo Sarpi 36
20147 Milano
www.shodo.it

Cartella stampa: http://www.shodo.it/mudec-shodo-press/

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