Poesie che hanno una storia

Man’yōshū. Raccolta delle diecimila foglie
Libro XVI: Poesie che hanno una storia e poesie varie
a cura di: Maria Chiara Migliore
Testo giapponese a fronte.
Carocci Editore 2019
Collana: Biblioteca Medievale Testi
ISBN: 9788843095032
Pagine: 136

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La più antica antologia della poesia giapponese, il capolavoro dell’epoca Nara, è anche la più libera. Le antologie imperiali successive limitarono i temi, i registri poetici, i valori estetici e la condizione sociale degli autori, mentre nel Man’yōshū troviamo le canzoni delle guardie di frontiera accanto alle più raffinate liriche degli aristocratici di corte, composizioni lunghe di modello cinese accanto alla forma del waka che sarebbe diventata quella tradizionale.

Questa varietà è particolarmente visibile nel libro XVI del Man’yōshū, tradotto per la prima volta in italiano in questo piccolo, prezioso volume da Maria Chiara Migliore, autrice anche del ricco saggio introduttivo.

Le prime trenta poesie del libro sono caratterizzate come “poesie che hanno una storia” perché sono precedute da un brano in prosa che ne racconta le circostanze della composizione, e spesso si tratta di una vicenda leggendaria o romanzesca. Nelle “poesie varie” sono comprese invece diverse tipologie, alcune delle quali veramente straordinarie: come le canzoni dei mendicanti, che facevano probabilmente parte del repertorio di artisti girovaghi, e le poesie dei pescatori del Sud che piangono la morte in mare di uno di loro.  In tutto il libro le poesie d’amore coesistono con altre che parlano di “cose che fanno paura”, componimenti di carattere religioso si alternano a poesie umoristiche che spaziano dal nonsense all’ironia, dalla garbata presa in giro all’uso compiaciuto della volgarità. In tutte si respira un senso di spontaneità che costituisce una vera e propria eccezione nell’ambito del canone poetico classico e trova immediata corrispondenza con la sensibilità del lettore moderno.

Maria Chiara Migliore insegna Lingua e Letteratura giapponese presso l’Università del Salento. Si occupa di letteratura classica e di filologia giapponese, nonché della produzione letteraria giapponese in lingua cinese dei periodi antico e classico. Ha pubblicato tra l’altro “Nihon ryoiki. Cronache soprannaturali e straordinarie del Giappone” (Carocci 2010), “Inferni temporanei. Visioni dell’aldilà dall’estremo Oriente all’estremo Occidente” (Carocci 2012).

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Kokeshi: mostra e conferenze al Mudec

 

Al MUDEC – Museo delle Culture di Milano una mostra presenta per la prima volta in Italia un’ampia raccolta di kokeshi, le piccole sculture in legno dall’aspetto di bambola che sono considerate l’emblema culturale della regione del Tōhoku, nel nord-est del Giappone.

Si apre così la stagione espositiva che il MUDEC dedicherà al Giappone nel corso del 2019. In autunno infatti verrà presentato al pubblico un grande progetto che coinvolgerà tutti gli spazi espositivi del Museo, dedicato ai diversi aspetti  storici, artistici e culturali che hanno legato nel corso dei secoli l’Italia e il Giappone.

La mostra “KOKESHI. La tradizione artigianale del Tōhoku” è stata organizzata nel quadro dell’accordo tra l’Università degli Studi di Milano e il MUDEC, con il sostegno della Japan Foundation e il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano, ed è stata curata dalle docenti Virginia Sica, del Dipartimento di Scienze della mediazione linguistica e di Studi interculturali, e Rossella Menegazzo, del Dipartimento di Beni culturali e ambientali, insieme alla scrittrice Carmen Covito, presidente dell’associazione culturale AsiaTeatro.

Saranno esposti kokeshi antichi e moderni provenienti da collezioni private italiane, affiancati da alcuni pezzi unici che sono stati realizzati appositamente in occasione di questa esposizione da tre laboratori di maestri artigiani del Tōhoku.

La regione del Tōhoku, nota anche da noi per i tragici eventi causati dal grande terremoto del 2011, è oggi particolarmente attiva nella valorizzazione del proprio patrimonio artigianale, che si presenta come una tradizione vivente, con botteghe dove le tecniche e i sistemi decorativi vengono ancora oggi tramandati di padre in figlio.

Come per la maggior parte delle sculture artistiche in legno, la produzione dei kokeshi inizia con la scelta e il taglio dell’albero. La lavorazione eseguita al tornio dal maestro artigiano viene completata con  una decorazione dipinta che differisce a seconda delle scuole, dell’epoca e della zona di produzione.

Come scrive Maria Teresa Orsi nella presentazione della mostra, queste bambole “semplici, colorate a mano in una codificata ma pressoché infinita variazione di rappresentazioni formali, costituiscono uno degli esempi più singolari dell’artigianato nato nel nord est del Giappone”.  Si ritiene che i kokeshi abbiano avuto origine agli inizi dell’Ottocento “per opera degli abitanti dei villaggi di montagna, poi trasferitisi nei vari centri termali, onsen, dove tuttora la maggior parte degli artigiani mantiene i suoi laboratori. Col tempo, soprattutto dagli inizi del Novecento, si sono diffusi in tutto il Giappone, trasformandosi talvolta in semplici oggetti ricordo (omiyage) da comprare frettolosamente e da portare ad amici e parenti, fino a che, dal 1928 circa, hanno cominciato a essere considerati prodotti da collezionare con la cura e il rispetto che si deve a un’opera d’arte.”

All’interno della mostra sarà proiettato un video inedito che documenta il lavoro di creazione dei kokeshi nei laboratori artigiani, con interviste ai maestri che hanno realizzato per l’occasione le opere esposte: Masahiro Hayasaka, Akihiro  Sakurai e suo figlio Naomichi, Akira Suzuki e suo figlio Takashi.

Le caratteristiche delle diverse scuole, i significati antropologici, i valori artistici dei kokeshi e l’ambiente in cui vengono prodotti saranno oggetto di un ciclo di conferenze, tenute da Maria Teresa Orsi (19 maggio), Andrea Maurizi (23 maggio), Carmen Covito (25 maggio), Rossella Menegazzo (30 maggio) e Virginia Sica (1 giugno).

L’inaugurazione della mostra avrà luogo sabato 18 maggio alle 17,30. A seguire, alle 18,30 la violinista Yoko Morimyo e l’attore-regista Giovanni Calcagno con un breve concerto per violino, viola e voci recitanti renderanno omaggio allo scrittore Natsume Sōseki, uno dei padri della letteratura giapponese moderna.


 

KOKESHI. La tradizione artigianale del Tōhoku

18 maggio – 2 giugno 2019
Spazio delle Culture “Khaled al–Asaad”
MUDEC – Museo delle Culture
via Tortona 56,  Milano

Inaugurazione sabato 18 maggio ore 17.30

Orari di apertura della mostra:
Lunedì 14.30/19.00
Mar, mer, ven 14.00/19.00
Giovedì 14.00/22.00
Sabato 10.00/22.00
Domenica 10.00/19.00

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

 

A cura di:
Virginia Sica (Dipartimento di Scienze della Mediazione linguistica e di Studi interculturali, Università degli Studi di Milano)
Rossella Menegazzo (Dipartimento di Beni culturali e ambientali, Università degli Studi di Milano)
Carmen Covito (AsiaTeatro associazione culturale)

In collaborazione con:
MUDEC – Museo delle Culture
Communa (Sendai, Giappone)
Museum of Kamei Collection (Sendai, Giappone)
Asia Pacifico (Gruppo di Ricerca UniMi)

Con il sostegno di:
The Japan Foundation

Con il patrocinio di:
Dipartimenti di Scienze della Mediazione linguistica e di Studi interculturali, e di Beni culturali e ambientali dell’Università degli Studi di Milano
Consolato Generale del Giappone a Milano
AISTUGIA (Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi)
AsiaTeatro
CARC (Contemporary Asia Research Centre)

Coordinamento organizzativo: Miya Itō, Eleonora Lanza, Cristina Panzeri
Progetto di allestimento: Adele Passaniti
Fotografia di sala e per la grafica: Karin Vettorel
Grafica: Margherita Aurora Terrasi

 


 

PROGRAMMA

 

sabato 18 maggio

ore 17.30  – Inaugurazione

ore 18.30Sogni, con Yoko Morimyo e Giovanni Calcagno. Concerto per violino, viola e voci recitanti su testi di Natsume Sōseki.

 

domenica 19 maggio ore 17

conferenza di Maria Teresa Orsi (Università La Sapienza di Roma)

Un viaggio fra i kokeshi.

I kokeshi del Tōhoku costituiscono gli autentici rappresentanti di un artigianato che unisce alla semplice linearità della forma una pressoché infinita varietà di disegni e colori. Nati agli inizi dell’Ottocento, sono suddivisi ancora oggi in undici “famiglie”, spesso identificabili col villaggio di origine e ciascuna caratterizzata da precisi contrassegni creativi. Questi (e altri) aspetti assegnano loro una valenza non solo estetica ma anche culturale e sociale, sia nelle forme più legate alla tradizione, sia nelle proposte più innovative e sperimentali degli ultimi tempi.

 

giovedì 23 maggio ore 18.30

conferenza di Andrea Maurizi (Università degli Studi di Milano-Bicocca)

La forza evocativa della tradizione folclorica del Tōhoku.

Nel corso della seconda metà del secolo scorso, la percezione popolare dei kokeshi è cambiata, trasformandoli da semplici giocattoli in simboli che evocano, insieme a una forte nostalgia per i valori più tradizionali del Giappone, la continuità della storia, il ruolo della donna e le origini della sensibilità giapponese. La conferenza esamina il processo che ha reso possibile questa trasformazione.

 

sabato 25 maggio ore 18.30

conferenza di Carmen Covito (scrittrice e presidente dell’associazione AsiaTeatro)

Le bambole nell’acqua. Antichi rituali di purificazione in Giappone.

Fin dalla preistoria in Giappone vari oggetti di forma umana (hitogata) sono stati utilizzati a scopi apotropaici o magico-religiosi. Una delle funzioni fondamentali che assolvevano era quella di “sostituto” (katashiro) dell’essere umano, che in determinate occasioni cerimoniali o momenti di passaggio poteva trasferire sull’oggetto le proprie impurità o deviare i possibili rischi di morte, malattia e altre sfortune. Questo accade tuttora in alcuni riti dello shintoismo e, in maniera più nascosta, è all’origine di note tradizioni come la festa delle bambole Hina Matsuri.

 

giovedì 30 maggio ore 18.30

conferenza di Rossella Menegazzo (Università degli Studi di Milano)

Riconsiderazioni contemporanee sui kokeshi tra arte popolare, artigianato e design.

L’oggetto kokeshi può essere letto nel contesto di una produzione artigianale-artistica locale rappresentativa del più ampio mercato dell’arte giapponese. La non scindibilità degli elementi artistici, tecnici, decorativi dei manufatti giapponesi ha segnato le modalità di ricezione dell’arte nipponica a livello internazionale sin dalle prime esposizioni internazionali dell’Ottocento, suscitando prima grande curiosità e critica come arti decorative, poi grande apprezzamento e fascino per la cura del dettaglio, dei materiali e delle forme. Oggi più che mai si assiste a una rivisitazione del valore di tanti oggetti nati nell’ambito delle arti popolari come i kokeshi, passati da prodotti d’artigianato locale a oggetti di design da collezionismo internazionale.

 

sabato 1 giugno ore 18.30

conferenza di Virginia Sica (Università degli Studi di Milano)

Il Tōhoku e la tradizione rurale nella cultura del presente. L’eredità storica, artigianale e rituale.

L’intervento esplora le vicende storico-economiche più rilevanti per le comunità rurali del Tōhoku  e ne considera gli effetti sulla persistenza di alcuni artigianati e aspetti rituali, esclusivi del territorio. Dalla realizzazione di kokeshi al rituale in onore dei kokeshi ‘dismessi’; dai talismani in legno a forma di cavallo (kinoshita-koma) al Chagu-chagu umakko, festival di inizio estate a Morioka, con la spettacolare parata di cavalli; dai daruma che rievocano il Signore Date Masamune alla parata in costume tenuta in suo onore ogni estate nelle vie di Sendai.



INFO UTILI:

MUDEC – Museo delle Culture di Milano (Via Tortona, 56)

18/05/2019 – 02/06/2019

Ingresso gratuito

ORARI di apertura della mostra:
Lun 14.30-19.00/ mar, mer, ven 14.00-19.00 / Gio 14.00-22.00 / Sab 10.00-22.00  / Dom 10.00-19.00

www.mudec.it
c.museoculture@comune.milano.it

 

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Sogni: concerto su testi di Natsume Sōseki

In occasione della mostra KOKESHI. La tradizione artigianale del Tōhoku allestita al MUDEC – Museo delle Culture di Milano dal 18 maggio al 2 giugno 2019 l’associazione culturale AsiaTeatro presenta SOGNI, concerto per violino, viola e voci recitanti su testi di Natsume Sōseki, ideato e interpretato da Yoko Morimyo e Giovanni Calcagno (18 maggio ore 18,30).

Questo concerto è il primo nucleo di un futuro spettacolo incentrato sulle affascinanti narrazioni di Sōseki in Yume jūya (Sogni di dieci notti), breve ma importante opera composta nella sua interezza da dieci racconti che uscirono dal 25 luglio al 5 agosto 1908 sul quotidiano Asahi shinbun di Tōkyō e Ōsaka, e furono poi raccolti in volume nel 1910.

Come scrive il professor Andrea Maurizi nell’introduzione alla sua traduzione integrale in italiano dei racconti: “Inizialmente inteso come il mezzo preferito dalle divinità per comunicare agli uomini la loro volontà e poi espressione insuperata per dare voce ai tormenti della passione amorosa e cantare la bellezza di una natura affascinante quanto effimera, il sogno è di certo uno dei topoi più duttili e di maggior impatto emotivo che la letteratura del Giappone abbia saputo plasmare. […] Il carattere surreale dei racconti di Yume jūya esemplifica a perfezione alcune delle note più rappresentative della narrativa prodotta dallo scrittore nei primi anni del Novecento quando, rientrato in Giappone dopo un soggiorno di tre anni in Inghilterra e avvicinatosi alla tecnica narrativa dello stream of consciousness, produsse opere di difficile interpretazione e caratterizzate dal gusto per la sperimentazione linguistica, dalla ricerca di un modo per descrivere le esperienze quotidiane attraverso l’utilizzo di immagini e meccanismi propri dell’irrazionalismo, dal desiderio di fornire una rappresentazione criptata e soggettiva del mondo, dalla volontà, in ultima istanza, di ricreare, all’interno della pagina scritta, una realtà in cui le allucinazioni e le suggestioni notturne prendono forma e spessore e si affiancano alle percezioni e alle emozioni sperimentabili nel corso della veglia.” [introduzione a “Sogni di dieci notti di Natsume Sōseki” in I dieci colori dell’eleganza. Saggi in onore di Maria Teresa Orsi, a cura di M. Mastrangelo e A. Maurizi,  Aracne Editrice 2013, pagg. 342-343]

 

SOGNI

concerto per violino, viola e voci recitanti
su testi di Natsume Sōseki
con Yoko Morimyo e Giovanni Calcagno

Spazio delle Culture “Khaled al-Asaad”
MUDEC – Museo delle Culture di Milano
18 maggio 2019 ore 18,30
ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili

 

Ho fatto questo sogno: è così che Sōseki ci introduce bruscamente nel suo mondo onirico, fatto di storie misteriose a spasso nel tempo. La ritmica della scrittura e lo stile letterario conferiscono alle sue parole il potere di trasportarci immediatamente dentro potenti affreschi in continuo movimento, potrei dire dentro immaginari da grande cinema.
La sfida per noi è quella di restituire questo enorme potenziale immaginifico attraverso un percorso sonoro che stimoli lo spettatore ad avvicinarsi senza riserve ad una narrazione nella quale tutto è possibile e la logica non ha più alcun valore.
Giovanni Calcagno

 

PROGRAMMA

“Obsession” da Sei Sonate per Violino solo Op 27 di Eugène Ysaÿe (1923)
La sesta notte (lettura)
Improvvisazione con violino
La quinta notte (lettura)
N°5 da 24 Capricci per Violino solo Op.1 di Nicolò Paganini (1820)
La nona notte (lettura)
“Elegia” per Viola sola di Igor Stravinsky(1944)
La prima notte (lettura)
“Ballate” da Sei Sonate per Violino solo Op.27 di Eugène Ysaÿe (1923)

I testi sono tratti da “Sogni di dieci notti” (Yume jūya) di Natsume Sōseki.
Adattamento di Giovanni Calcagno basato sulla traduzione di Andrea Maurizi contenuta nel volume “I dieci colori dell’eleganza. Saggi in onore di Maria Teresa Orsi”, a cura di M. Mastrangelo e A. Maurizi (Aracne Editrice 2013)

Ringraziamo il maestro Bruno Riva per la calligrafia del carattere  夢 (yume)

 

Yoko Morimyo, nata a Tokyo e residente in Italia, ha conseguito il diploma di Solista nel 2003 con il M° Carlo Chiarappa al Conservatorio della Svizzera Italiana (CSI). Ha effettuato numerose registrazioni per la radio (RSI) e collaborato alla realizzazione di vari cd. Ha partecipato a festival (Biennale di Venezia, MITO etc.) e vanta collaborazioni con importanti Ensemble contemporanei (tra cui Divertimento ensemble, Icarus ensemble). Usa un violino di Ernesto de Angelis (1997) e un violino di Paolo Antonio Testore.
Sito personale: http://www.yokomorimyo.it

 

Giovanni Calcagno è un autore, attore e narratore siciliano. Al cinema è interprete (fra gli altri) per Marco Bellocchio (Buongiorno Notte, Il traditore), Giulio Manfredonia (Si Può Fare), con il quale si aggiudica il premio Ciak d’oro, Mario Martone (Noi credevamo), Luigi Lo Cascio (La città ideale), Giovanni La Pàrola (Il mio corpo vi seppellirà), Danny Boyle (Trust). In teatro è stato diretto da Mario Martone, Vincenzo Pirrotta, Luigi Lo Cascio. Coordina l’attività della Casa dei Santi insieme ad Alessandra Pescetta, con cui ha prodotto, fra l’altro, per il cinema La città senza notte e L’ombra della sposa, in concorso a Venezia 2017, e per il teatro gli spettacoli Il piccolo principe in versi e Mystic Luna Park. Ha pubblicato per A&B Edizioni, U principuzzu Nicu e Tre mele cadute dal cielo, raccolta di fiabe armene tradizionali.
Giovanni Calcagno su Wikipedia
Giovanni Calcagno su Facebook

 

 

 

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Donna e geisha, immaginario e realtà

La libreria Tempo Ritrovato in collaborazione con la casa editrice O barra O  presenta due incontri dedicati al Giappone.

Il primo appuntamento pone al centro dell’attenzione la figura della geisha: dallo stereotipo ottocentesco della femminilità passiva descritta da Pierre Loti nel suo romanzo “Kiku San – La moglie giapponese” che a lungo si è imposto come modello della donna giapponese nell’immaginario occidentale, alla cruda realtà delle “onsen geisha” che praticavano la loro professione nelle stazioni termali lontane dai raffinati ambienti cittadini, raccontate da Masuda Sayo nel libro “Il mondo dei fiori e dei salici”.

Donna e geisha, immaginario e realtà

Martedì 7 Maggio – ore 19.00

a cura di:
Carmen Covito (scrittrice e studiosa della cultura giapponese)
Maurizio Gatti (editore)

Tempo Ritrovato Libri
Corso Garibaldi 17 – Milano
Tel: 02-99293575
Email: info@temporitrovatolibri.it

 

 

Il secondo appuntamento affronterà il tema  della nascita del Giappone moderno:

In Giappone. Cronache di un cambiamento

 Albert Londres (1884-1932), oggi considerato l’inventore del moderno giornalismo d’inchiesta, nel 1922 si imbarca per l’Asia come inviato del quotidiano francese «Excelsior» per realizzare il più ambizioso dei suoi reportage. Prima tappa, il Giappone. In una serie di articoli dallo stile funambolico, ironico e a tratti irriverente, il grande cronista ci trasporta nelle strade, tra i templi, i giardini, le case da tè di Tokyo e Kyoto e i brulicanti paesaggi industriali di Osaka, ci introduce alla mentalità e alle usanze giapponesi e ci fa respirare le tensioni che accompagnano i primi passi dell’Impero del Sol levante sulla scena politica internazionale.

Mercoledì 29 Maggio – ore 19.00
In Giappone – Cronaca di un cambiamento

a cura di
prof. Corrado Molteni
Maurizio Gatti (editore)

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Conferenze al MAO di Trieste

Ispirazioni dal Sol Levante: la vita oltre l’oggetto.
Storia, cultura, arte e teatro del Giappone
nelle opere del Civico Museo d’Arte Orientale

Ciclo di conferenze domenicali
in collaborazione con l’Associazione Yūdansha Kyōkai-Iwama Aikidō (YKIAT)

10 / 17 / 24 / 31 marzo e 7 aprile 2019, ore 11.00
Civico Museo d’Arte Orientale
via San Sebastiano 1
Trieste

Il Servizio Musei e Biblioteche del Comune di Trieste propone, nella sede del Civico Museo d’Arte Orientale di Trieste, un ciclo di cinque conferenze domenicali intitolato Ispirazioni dal Sol Levante: la vita oltre l’oggetto. Storia, cultura, arte e teatro del Giappone nelle opere del Civico Museo d’Arte Orientale, realizzato in collaborazione con l’Associazione triestina Yūdansha Kyōkai-Iwama Aikidō (YKIAT) e curato da Giovanna Coen, responsabile della Sezione Cultura dell’Associazione.

Gli incontri, tenuti da esperti del settore di livello nazionale, costituiscono un’occasione per indagare e raccontare alcuni aspetti, forse poco conosciuti, della storia e della cultura giapponese, partendo dalle collezioni del Museo: prendendo spunto da una o più opere esposte, i prestigiosi relatori ne approfondiranno le tematiche, allargandosi poi alla cultura giapponese, sia tradizionale che attuale, le cui radici affondano in periodi lontani.

Tutti gli incontri sono a ingresso libero.
I posti sono limitati e non è prevista prenotazione (35-40 persone).

Info:
museoarteorientale@comune.trieste.it
www.museoarteorientaletrieste.it

Con il patrocinio di
Consolato Generale del Giappone a Milano
Istituto Giapponese di Cultura in Roma-Japan Foundation
AISTUGIA-Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi

Calendario

domenica 10 marzo 2019, ore 11.00
dott. Antonio Moscatello
Tennō e Robot: c’è spazio per l’Imperatore nel Giappone del XXI secolo?

 Il 2019 è l’anno della successione imperiale: finisce al suo 30° anno l’era Heisei. Dopo due secoli, per la prima volta, un Imperatore abdica per passare la mano al figlio. Akihito non diventerà probabilmente uno di quegli “Imperatori del Chiostro” che, dietro le quinte manovravano le fila del potere prima dell’avvento dello shogunato Kamakura, ma farà il pensionato benevolo, come sempre è stata la sua figura durante i trent’anni di regno. Eppure il suo passo – la decisione di lasciare il Trono del Crisantemo – ha un valore deflagrante per l’istituzione che incarna la storia del Giappone. L’intervento farà il punto della situazione: qual è il ruolo del Tennō nel Giappone del XXI secolo? Come vivono i giapponesi i rituali che si susseguiranno per sancire l’intronazione di Naruhito?

Antonio Moscatello, giornalista presso Askanews, si è laureato presso “L’Orientale” Università degli Studi di Napoli in lingua e letteratura giapponese. Ha lavorato come traduttore dal giapponese e, divenuto giornalista professionista, è stato corrispondente da Tokyo dell’agenzia di stampa Ap.biscom (oggi Askanews). È stato inviato in Iraq negli anni del conflitto e poi a Budapest. Nel 2012 ha realizzato in Giappone per Askanews un’inchiesta sui rapimenti effettuati negli anni ’70 e ’80 da spie nordcoreane.

 

domenica 17 marzo 2019, ore 11.00
prof. Cristian Pallone
Uomini che odiano le donne. Stereotipi del galantuomo nel Giappone tardo-settecentesco

Prendendo spunto dalla rappresentazione xilografica dell’attore Ichikawa Ebizō nei panni di Sukeroku, personaggio di numerosi drammi del teatro Kabuki, si racconterà di alcuni stereotipi della maschilità che possono desumersi dallo spoglio della letteratura popolare a tema erotico, sentimentale e umoristico, circolata a Edo (attuale Tokyo) nella seconda metà del XVIII sec., alle soglie della modernità giapponese. Sarà analizzata in particolare la figura dell’amatore raffinato, declinato in numerose sottocategorie, che tengono anche conto dell’estrazione sociale del personaggio. Samurai, mercanti, monaci fanno la loro comparsa in veste di amanti e clienti licenziosi tra le pagine della narrativa popolare, e l’implacabile giudizio della cortigiana ne determina, caso per caso, il successo o la sconfitta. Uomini che odiano le donne e uomini che le donne odiano: una battaglia tra i sessi senza esclusione di colpi prende forma nella pungente narrativa degli autori della grande Edo.

Cristian Pallone, dottore di ricerca in Civiltà, culture e società dell’Asia presso la Sapienza-Università di Roma, dipartimento “ISO Istituto Italiano di Studi Orientali”, si interessa dello sviluppo della narrativa in formato dialogico nel Giappone del XVIII secolo, con un focus particolare sulla letteratura dei quartieri del piacere. Attualmente insegna Lingua e Letteratura giapponese presso l’Università degli Studi di Bergamo. Ha al suo attivo varie pubblicazioni e traduzioni, tra cui: trascrizioni e traduzioni in italiano di iscrizioni e poesie per i cataloghi a cura di Rossella Menegazzo, Hokusai. Sulle orme del Maestro (Milano, Skira, 2017) e Hiroshige. Visioni dal Giappone (Milano, Skira, 2018).

 

domenica 24 marzo 2019, ore 11.00
maestra Paola Piras
L’estetica della natura giapponese vista attraverso l’Ikebana

«Il paesaggio, e quindi la visione e la rappresentazione della natura, è come la lingua madre. La sua presenza, tacita o esplicita, riconosciuta o latente, contiene il codice originario della nostra appartenenza» (Morelli 2011). E così è certamente per la cultura giapponese classica, che trova una sua lettura attraverso l’Ikebana, l’arte di disporre i fiori, alla cui base vi sono il profondo rapporto tra uomo e natura e un modo sempre nuovo e mutevole di concepire i fiori e l’arte di comporli.
Durante questa conferenza con dimostrazione sarà possibile accostarsi all’Ikebana, o come viene anche chiamata il kadō (La Via dei Fiori), che nasce in un contesto religioso e si sviluppa in un mondo maschile di monaci, guerrieri e letterati, fino a giungere ai giorni nostri, dove anche nelle tendenze sperimentali della contemporaneità mantiene il carattere delle sue origini. È un sapere manuale antico, come tutte le arti giapponesi, perché, come recita una massima Buddhista «sapere non è capire e per capire bisogna praticare». L’Ikebana è il frutto di una ricerca estetica, tramandata da generazioni da Maestro a discepolo e vissuta, al pari di altre arti giapponesi, come una disciplina di ricerca interiore, poiché prendersi cura del paesaggio è prendersi cura di sé.

La Maestra Paola Piras inizia il suo percorso di Ikebana a Milano nel 1975 sotto la guida di Jenny Banti Pereira, continuando i corsi presso il Chapter di Ikebana Ohara di Milano. Dal 1994 è membro dell’E.O.T.A. (European Ohara Teachers Association), partecipa regolarmente ai seminari tenuti in Europa da Maestri giapponesi ed ha al suo attivo seminari di approfondimento in Giappone.
 Tiene dimostrazioni presso Musei, Biblioteche, Enti Pubblici e Privati e partecipa a manifestazioni floreali e culturali con i suoi gruppi di studio. Insegna regolarmente Ikebana a tutti i livelli presso i gruppi che fanno capo al Chapter di Venezia.

 

domenica 31 marzo 2019, ore 11.00
prof.ssa Virginia Sica
Il “Palazzo del bramito dei cervi”, palcoscenico di un sistema politico. Architettura, arti e costumi nella Tokyo di fine ‘800

«Secondo la mia opinione, l’unico percorso è far scontrare con gli Europei i Giapponesi, di modo che si sentano personalmente a disagio, si rendano conto del loro svantaggio e assimilino una consapevolezza della vigorosità occidentale […]. Ritengo che il metodo sia favorire relazioni veramente libere tra loro […]. Solo così il nostro Impero potrà raggiungere una posizione pari a quella dei Paesi occidentali. Solo così il nostro Impero potrà essere indipendente, prospero e potente». Così dichiarava nel 1879 Inoue Kaoru (1835-1915) in un documento per il Gabinetto di cui era ministro degli Affari Esteri, nella cruciale fase storica nota come “Restaurazione Meiji”, che vedeva l’esordio del Giappone sul palcoscenico delle relazioni internazionali e la sua emersione come la prima nazione asiatica industrializzata. Per Inoue, lo strumento che favorisse quegli obiettivi doveva essere il “Palazzo del bramito dei cervi”, destinato a ricevimenti ed eventi per gli esponenti della diplomazia internazionale del tempo: il Rokumeikan, che fu il simbolo assoluto e più incisivo dei nuovi costumi sociali, artistici e culturali di era Meiji (1868-1912).

Virginia Sica è docente di Cultura giapponese (storia e letteratura) presso il Dipartimento di Mediazione linguistica e di Studi interculturali dell’Università di Milano. Dopo essersi laureata in Lingue e Civiltà orientali (indirizzo storico-letterario) presso “L’Orientale” Università degli Studi di Napoli, si è trasferita in Giappone dal gennaio 1989, dove ha insegnato per alcuni anni presso il Dipartimento di Estetica (Facoltà di Lettere), della Tōhoku Kokuritsu Daigaku (Università Statale del Tōhoku). Al rientro in Italia, dopo un’esperienza presso una holding giapponese con sede a Milano, ha ripreso l’attività didattica dal 2006. È socio AISTUGIA (Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi), membro del CARC (Contemporary Asia Research Centre), socio di Asia Teatro e attualmente coordinatore del gruppo di ricerca dell’Università di Milano Asia Pacifico.

 

domenica 7 aprile 2019, ore 11.00
dott.ssa Carmen Covito
Onnagata. Il labirinto dei generi nel teatro giapponese

Nel teatro Kabuki il termine “Onnagata” indica gli attori specializzati nei ruoli femminili. La loro arte, formalizzata tre secoli fa da grandi interpreti come Yoshizawa Ayame, costituisce ancora oggi uno degli aspetti più affascinanti del teatro giapponese e nel corso del tempo ha lasciato tracce profonde nella sensibilità del Giappone, ispirando i pittori ukiyo-e ampiamente rappresentati nel Civico Museo d’Arte Orientale di Trieste ma anche scrittori moderni, come Mishima Yukio, e persino fenomeni della cultura pop contemporanea.

Carmen Covito, scrittrice e nipponista, è nota per un romanzo di successo dal quale sono stati tratti un film e uno spettacolo teatrale: La bruttina stagionata (Premio Bancarella 1993). Ha pubblicato successivamente altri romanzi, sempre caratterizzati dalla contaminazione di linguaggi, di genti e di registri stilistici diversi. Oggi dirige la rivista di studi online “AsiaTeatro” (www.asiateatro.it) ed è vicepresidente dell’associazione culturale shodo.it per la diffusione della calligrafia sino-giapponese.

 

 

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