Haiku al liceo scientifico

Centro di Formazione Supereroi
Laboratorio di scrittura di Haiku
a cura di Carmen Covito
IIS “L. CREMONA” di Milano
classe: 2C  anno 2016-2017
professoressa Daniela Rocchi

 

Il Centro Formazione Supereroi è un’associazione no profit di professionisti della parola scritta (autori, editor, artisti, giornalisti) convinti che una buona padronanza delle capacità di scrittura e di espressione sia fondamentale per la crescita di ogni individuo non solo dal punto di vista dei risultati scolastici, ma anche e soprattutto da quello dello sviluppo personale, rendendo possibile a ciascuno di raccontare e raccontarsi chiaramente con la propria voce.​​  I volontari del CFS organizzano laboratori gratuiti presso le scuole, affiancando gli insegnanti. Ogni laboratorio ha come obiettivo la creazione di un libro (in edizione fuori commercio) che rifletta la qualità, la professionalità e la creatività del lavoro svolto da ciascuno.

Il mio laboratorio di scrittura di haiku si è svolto in due incontri, venerdì 24 febbraio e lunedì 6 marzo 2017. Nel primo incontro ho usato un powerpoint per spiegare la storia, l’estetica e la struttura dell’haiku mostrando i testi dei maestri in caratteri giapponesi, in traslitterazione e in traduzione, con qualche immagine di pitture haiga e di calligrafie; per poi dare esempi di haiku in italiano e spiegare le regole di composizione. Abbiamo scelto di mantenere lo schema 5-7-5 usando i versi italiani tradizionali (quinario-settenario-quinario) e applicando le regole metriche italiane, con kigo facoltativo e tema libero. Ho assegnato il compito di scrivere un minimo di 5 haiku a testa. Nel secondo incontro gli studenti divisi in piccoli gruppi hanno valutato e migliorato le loro composizioni, hanno scelto i migliori 4 haiku per ciascuno e li hanno classificati: così abbiamo ottenuto 100 haiku organizzati per tema (come si faceva nelle antologie classiche giapponesi). Le sezioni tematiche sono: Stagioni (primavera, estate, autunno, inverno, senza stagione); La città; Momenti; Emozioni. Il titolo è stato scelto dalla classe.
Giovedì 8 giugno, ultimo giorno di scuola, abbiamo consegnato agli autori il libro stampato.

Cinquesettecinque per venticinque
Haiku al liceo scientifico

 

Ecco l’Introduzione di Carmen Covito:

L’haiku è uno stile poetico tipicamente giapponese. O no? Famoso per la sua stringatezza, consiste in sole 17 unità di suono, che per comodità noi occidentali dividiamo in tre versi di cinque-sette-cinque sillabe, senza rime. Questo ritmo cinque-sette-cinque è imperante nell’orecchio giapponese: lo troviamo, seguito da un ritmo sette-sette, anche nella forma poetica classica, detta semplicemente “poesia giapponese”, waka. Nel XII secolo diventò di moda scrivere waka a catena, detti renga, in simpatiche riunioni di gruppo dove l’ospite d’onore componeva i primi tre versi (cinque-sette-cinque) e il padrone di casa proseguiva con gli altri due (sette-sette) e poi toccava agli invitati intonarsi al tema e al clima e alla stagione andando avanti (cinque-sette-cinque e poi sette-sette, cinque-sette-cinque e poi sette-sette, eccetera) fino ad avere catene di mille versi e più. A un certo punto, nel XVII secolo, un samurai di basso rango che si guadagnava da vivere facendo il maestro di renga, Matsuo Bashō, decise che i primi tre versi potevano essere così belli e così intensi da fare a meno non solo di tutto il codazzo degli invitati del renga, ma anche della codina sette-sette del waka aristocratico. La nuova forma di 17 sillabe diventò rapidamente molto popolare, soprattutto tra i cittadini non aristocratici che amavano la bella vita e tra i monaci vagabondi che amavano i bei paesaggi. La brevità del cinque-sette-cinque si prestava benissimo a esprimere l’emozione di un attimo, il colpo d’occhio, l’illuminazione provocata da due cose contrastanti che viste insieme cambiano tutta la prospettiva. Non c’era abbastanza spazio per raccontare una storia ma ce n’era per evocare immagini, sensazioni, ricordi di viaggio, perfino riflessioni storiche o filosofiche, in una chiave umoristica, serena, tragica o malinconica. Con il tempo altri maestri, come Masaoka Shiki che tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo ha creato l’haiku moderno, aggiunsero regole o ne tolsero. Poi l’abbiamo scoperto noi occidentali e ci è piaciuto, forse fin troppo. Ezra Pound, Paul Claudel, Octavio Paz, Jack Kerouac, Borges hanno composto haiku in inglese, in francese, in spagnolo, ma anche tanti poeti minori o aspiranti poeti o non poeti del tutto hanno apprezzato la potenza di suggestione contenuta in questa forma così breve e la utilizzano, o per arte o per gioco, in tutto il mondo.

In italiano l’haiku viene bene. Non c’è bisogno di litigare con il numero di sillabe come capita spesso in inglese, perché abbiamo tante vocali quante ne ha il giapponese, e in più ci ritroviamo a possedere nella nostra tradizione il verso quinario e il settenario. La classe 2C del liceo scientifico “L. Cremona” di Milano quest’anno stava proprio studiando le forme della poesia: è bastata una mezza parola su sdrucciolo, piano e tronco, dieresi e sinalefe, e avevano già capito tutto. Inoltre questi 25 studenti e studentesse si erano già addestrati a praticare la sintesi, grazie alla professoressa Daniela Rocchi, un’entusiasta curiosa e competente che li ha fatti partecipare anche a un laboratorio di “twitteratura” in 140 caratteri. Terzo vantaggio, sono ragazzi di oggi: il Giappone per loro non è un paese di alieni come solo pochi anni fa sarebbe stato per molti di noi ma è un panorama familiare in cui si trovano a proprio agio. Questi sono cresciuti a dorayaki e Doraemon, conoscono il cosplay e, sapendo distinguere ciò che è autenticamente giapponese dalla sua applicazione internazionale, hanno acquisito una stupefacente capacità di sfuggire alla trappola del giapponismo. Nei loro 100 haiku italiani non troverete nemmeno un ciliegio.

 


I materiali preparatori:

La lezione con immagini e testi (pdf)

Le regole in sintesi (doc)

 

URL utili:

https://cinquesettecinque.com
https://www.youtube.com/user/AssociazioneHaiku

Uno strumento comodo per contare le sillabe (con o senza sinalefe):
http://www.separarensilabas.com/index-it.php

Esempi di haiku italiani:

https://www.facebook.com/gendaihaiku/
https://www.facebook.com/gruppoitalianohaiku/

Volendo approfondire:

https://cinquesettecinque.com/2016/08/08/intervista-a-luca-cenisi-a-cura-di-leonardo-lazzari/
https://cinquesettecinque.com/2016/02/29/toriawase-e-ichibutsujitate/
https://cinquesettecinque.com/2016/09/10/al-di-la-del-momento-haiku-basho-buson-e-i-miti-degli-haiku-moderni/
https://cinquesettecinque.com/2016/09/11/al-di-la-del-momento-haiku-basho-buson-e-i-miti-degli-haiku-moderni-parte-2/
Storia dell’haiku in Italia: http://www.thehaikufoundation.org/omeka/files/original/54895a6621edce8c73b939e682e19f1e.pdf

 


 

永き日を蟻上るらん塔の尖
nagaki wo ari sagaru ran tou no kosumi
A lungo, a lungo la formica scala la torre dell’orchidea
Masaoka Shiki 正岡子規 (1867 – 1902)

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Consigli di lettura: “L’ideale della Via”

Un nuovo bellissimo libro di Aldo Tollini:

L’ideale della Via
Samurai, monaci e poeti nel Giappone medievale
2017
Piccola Biblioteca Einaudi
pp. 282 € 24,00
ISBN 9788806232627

 

La Via occupa un posto di particolare rilievo nella civiltà giapponese medievale, dando vita, nelle varie forme in cui si manifesta, tra le quali la Via del Guerriero, del Tè, della Poesia, al nucleo fondamentale della cultura che si sviluppò tra i secoli XII e XVII. È il periodo in cui i samurai vennero alla ribalta della scena politica e sociale, e poi anche culturale, prendendo e gestendo il potere effettivo: un’epoca di sanguinose lotte, ma pure di una grande fioritura intellettuale che ha lasciato un segno indelebile persino sulla società giapponese contemporanea. Questo libro ripercorre le principali fasi dello sviluppo dell’ideale della Via, esplorandone la storia e le principali manifestazioni all’interno del pensiero dei samurai, nella poesia e nel Buddhismo. Guerrieri, monaci e poeti sono gli attori principali della scena medievale giapponese: nella pratica della Via, nella sua forma piú elevata, essi sono uniti dall’unico ideale del perfezionamento spirituale.

Aldo Tollini insegna lingua giapponese classica all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si interessa di cultura giapponese medievale, e in particolare di Buddhismo e di cultura del Tè e traduce testi classici giapponesi. Per Einaudi ha finora pubblicato Antologia del buddhismo giapponese (2009), Lo Zen. Storia, scuole, testi (2012), La cultura del Tè in Giappone e la ricerca della perfezione (2014) e L’ideale della Via (2017). Da Ubaldini sono usciti due importanti volumi su Dōgen: Pratica e illuminazione nello Shōbōgenzō. Testi scelti di Eihei Dōgen Zenji (2001), Buddha e natura-di-buddha nello Shōbōgenzō. Testi scelti di Eihei Dōgen Zenji (2004).

 

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Consigli di lettura: Wakanrōeishū

Fujiwara no Kintō
Wakanrōeishū
Raccolta di poesie giapponesi e cinesi da intonare
a cura di
Andrea Maurizi e Ikuko Sagiyama

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Edizioni Ariele, 2016
ISBN 978-88-97476-28-3
EAN: 9788897476283

www.edizioniariele.it

Intorno al 1013, Fujiwara no Kintō (966-1041), ispirato dalla passione nutrita dalla corte per le liriche di Bai Juyi (772-846), raccolse in un’antologia 588 frammenti di poesie cinesi (kanshi) composte da autori cinesi e giapponesi e 215 poesie giapponesi (waka). Nacque così il Wakanrōeishū (Raccolta di poesie giapponesi e cinesi da intonare), una delle antologie più importanti del periodo Heian (794-1185), seconda per prestigio soltanto al Kokinwakashū (Raccolta di poesie giapponesi antiche e moderne). Il materiale poetico selezionato da Kintō rappresenta un compendio delle composizioni poetiche cinesi e giapponesi più conosciute e amate dalla nobiltà di corte, i cui membri, come testimoniato da numerosi brani delle più importanti opere letterarie del tempo, erano soliti intonarle – con o senza accompagnamento musicale – non soltanto nel corso di feste pubbliche e private ma anche in ogni momento della vita quotidiana. La popolarità del Wakanrōeishū non rimase circoscritta agli ambiente di corte dell’XI e del XII secolo ma, superando i limiti temporali del periodo storico in cui fu prodotta, si estese fino a tutto il XIX secolo, ricoprendo una posizione centrale non solo nella storia della letteratura ma anche in quella della musica e della calligrafia del Giappone premoderno.

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Andrea Maurizi insegna Lingua giapponese presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Si occupa principalmente di storia della letteratura dei periodi Nara e Heian. Ha scritto numerosi saggi e tradotto in italiano diverse opere di letteratura classica, tra cui Storia di Ochikubo (Marsilio, 1992), Il grande specchio dell’omosessualità maschile di Ihara Saikaku (Frassinelli, 1997), Raccolta in onore di antichi poeti (Rivista degli Studi Orientali, 2002) e Sogno di una notte di primavera. Storia del Secondo Consigliere di Hamamatsu (Gobook, 2008).

Ikuko Sagiyama insegna Lingua e letteratura giapponese presso il Dipartimento di Lingue, Letterature e Studi Interculturali dell’Università degli Studi di Firenze. Le sue ricerche e le sue pubblicazioni vertono principalmente sulla letteratura classica giapponese e sulla poesia giapponese, sia antica che moderna. Ha curato la traduzione italiana del Kokinwakashū – Raccolta di poesie giapponesi antiche e moderne (Ariele, 2000). Un’altra linea di studi è dedicata alla narrativa del periodo Heian imperniata sul Genji monogatari (La storia di Genji).

 

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Verso il Giappone: Donne cultura e potere

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Verso il Giappone: Donne cultura e potere
con Virginia Sica e Carmen Covito
13 ottobre 2016 ore 21
Libreria Verso
corso di Porta Ticinese 40,
20123 Milano
www.libreriaverso.com

VERSO L’ASIA. Per tre settimane consecutive, il 13, il 21 e il 27 ottobre, alle ore 21, la libreria Verso ospiterà una serie di incontri dedicati alla cultura e alla letteratura di Giappone, Cambogia e Vietnam in compagnia di esperti e studiosi dell’Oriente, in collaborazione con O barra O edizioni.

Primo incontro “Verso il Giappone: Donne cultura e potere”. Con Virginia Sica, docente di Lingua e Letteratura giapponese all’Università degli Studi di Milano e Carmen Covito, scrittrice, presidente di AsiaTeatro e socia fondatrice dell’Associazione culturale shodo.it.

 

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