Kokeshi: mostra e conferenze al Mudec

 

Al MUDEC – Museo delle Culture di Milano una mostra presenta per la prima volta in Italia un’ampia raccolta di kokeshi, le piccole sculture in legno dall’aspetto di bambola che sono considerate l’emblema culturale della regione del Tōhoku, nel nord-est del Giappone.

Si apre così la stagione espositiva che il MUDEC dedicherà al Giappone nel corso del 2019. In autunno infatti verrà presentato al pubblico un grande progetto che coinvolgerà tutti gli spazi espositivi del Museo, dedicato ai diversi aspetti  storici, artistici e culturali che hanno legato nel corso dei secoli l’Italia e il Giappone.

La mostra “KOKESHI. La tradizione artigianale del Tōhoku” è stata organizzata nel quadro dell’accordo tra l’Università degli Studi di Milano e il MUDEC, con il sostegno della Japan Foundation e il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano, ed è stata curata dalle docenti Virginia Sica, del Dipartimento di Scienze della mediazione linguistica e di Studi interculturali, e Rossella Menegazzo, del Dipartimento di Beni culturali e ambientali, insieme alla scrittrice Carmen Covito, presidente dell’associazione culturale AsiaTeatro.

Saranno esposti kokeshi antichi e moderni provenienti da collezioni private italiane, affiancati da alcuni pezzi unici che sono stati realizzati appositamente in occasione di questa esposizione da tre laboratori di maestri artigiani del Tōhoku.

La regione del Tōhoku, nota anche da noi per i tragici eventi causati dal grande terremoto del 2011, è oggi particolarmente attiva nella valorizzazione del proprio patrimonio artigianale, che si presenta come una tradizione vivente, con botteghe dove le tecniche e i sistemi decorativi vengono ancora oggi tramandati di padre in figlio.

Come per la maggior parte delle sculture artistiche in legno, la produzione dei kokeshi inizia con la scelta e il taglio dell’albero. La lavorazione eseguita al tornio dal maestro artigiano viene completata con  una decorazione dipinta che differisce a seconda delle scuole, dell’epoca e della zona di produzione.

Come scrive Maria Teresa Orsi nella presentazione della mostra, queste bambole “semplici, colorate a mano in una codificata ma pressoché infinita variazione di rappresentazioni formali, costituiscono uno degli esempi più singolari dell’artigianato nato nel nord est del Giappone”.  Si ritiene che i kokeshi abbiano avuto origine agli inizi dell’Ottocento “per opera degli abitanti dei villaggi di montagna, poi trasferitisi nei vari centri termali, onsen, dove tuttora la maggior parte degli artigiani mantiene i suoi laboratori. Col tempo, soprattutto dagli inizi del Novecento, si sono diffusi in tutto il Giappone, trasformandosi talvolta in semplici oggetti ricordo (omiyage) da comprare frettolosamente e da portare ad amici e parenti, fino a che, dal 1928 circa, hanno cominciato a essere considerati prodotti da collezionare con la cura e il rispetto che si deve a un’opera d’arte.”

All’interno della mostra sarà proiettato un video inedito che documenta il lavoro di creazione dei kokeshi nei laboratori artigiani, con interviste ai maestri che hanno realizzato per l’occasione le opere esposte: Masahiro Hayasaka, Akihiro  Sakurai e suo figlio Naomichi, Akira Suzuki e suo figlio Takashi.

Le caratteristiche delle diverse scuole, i significati antropologici, i valori artistici dei kokeshi e l’ambiente in cui vengono prodotti saranno oggetto di un ciclo di conferenze, tenute da Maria Teresa Orsi (19 maggio), Andrea Maurizi (23 maggio), Carmen Covito (25 maggio), Rossella Menegazzo (30 maggio) e Virginia Sica (1 giugno).

L’inaugurazione della mostra avrà luogo sabato 18 maggio alle 17,30. A seguire, alle 18,30 la violinista Yoko Morimyo e l’attore-regista Giovanni Calcagno con un breve concerto per violino, viola e voci recitanti renderanno omaggio allo scrittore Natsume Sōseki, uno dei padri della letteratura giapponese moderna.


 

KOKESHI. La tradizione artigianale del Tōhoku

18 maggio – 2 giugno 2019
Spazio delle Culture “Khaled al–Asaad”
MUDEC – Museo delle Culture
via Tortona 56,  Milano

Inaugurazione sabato 18 maggio ore 17.30

Orari di apertura della mostra:
Lunedì 14.30/19.00
Mar, mer, ven 14.00/19.00
Giovedì 14.00/22.00
Sabato 10.00/22.00
Domenica 10.00/19.00

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

 

A cura di:
Virginia Sica (Dipartimento di Scienze della Mediazione linguistica e di Studi interculturali, Università degli Studi di Milano)
Rossella Menegazzo (Dipartimento di Beni culturali e ambientali, Università degli Studi di Milano)
Carmen Covito (AsiaTeatro associazione culturale)

In collaborazione con:
MUDEC – Museo delle Culture
Communa (Sendai, Giappone)
Museum of Kamei Collection (Sendai, Giappone)
Asia Pacifico (Gruppo di Ricerca UniMi)

Con il sostegno di:
The Japan Foundation

Con il patrocinio di:
Dipartimenti di Scienze della Mediazione linguistica e di Studi interculturali, e di Beni culturali e ambientali dell’Università degli Studi di Milano
Consolato Generale del Giappone a Milano
AISTUGIA (Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi)
AsiaTeatro
CARC (Contemporary Asia Research Centre)

Coordinamento organizzativo: Miya Itō, Eleonora Lanza, Cristina Panzeri
Progetto di allestimento: Adele Passaniti
Fotografia di sala e per la grafica: Karin Vettorel
Grafica: Margherita Aurora Terrasi

 


 

PROGRAMMA

 

sabato 18 maggio

ore 17.30  – Inaugurazione

ore 18.30Sogni, con Yoko Morimyo e Giovanni Calcagno. Concerto per violino, viola e voci recitanti su testi di Natsume Sōseki.

 

domenica 19 maggio ore 17

conferenza di Maria Teresa Orsi (Università La Sapienza di Roma)

Un viaggio fra i kokeshi.

I kokeshi del Tōhoku costituiscono gli autentici rappresentanti di un artigianato che unisce alla semplice linearità della forma una pressoché infinita varietà di disegni e colori. Nati agli inizi dell’Ottocento, sono suddivisi ancora oggi in undici “famiglie”, spesso identificabili col villaggio di origine e ciascuna caratterizzata da precisi contrassegni creativi. Questi (e altri) aspetti assegnano loro una valenza non solo estetica ma anche culturale e sociale, sia nelle forme più legate alla tradizione, sia nelle proposte più innovative e sperimentali degli ultimi tempi.

 

giovedì 23 maggio ore 18.30

conferenza di Andrea Maurizi (Università degli Studi di Milano-Bicocca)

La forza evocativa della tradizione folclorica del Tōhoku.

Nel corso della seconda metà del secolo scorso, la percezione popolare dei kokeshi è cambiata, trasformandoli da semplici giocattoli in simboli che evocano, insieme a una forte nostalgia per i valori più tradizionali del Giappone, la continuità della storia, il ruolo della donna e le origini della sensibilità giapponese. La conferenza esamina il processo che ha reso possibile questa trasformazione.

 

sabato 25 maggio ore 18.30

conferenza di Carmen Covito (scrittrice e presidente dell’associazione AsiaTeatro)

Le bambole nell’acqua. Antichi rituali di purificazione in Giappone.

Fin dalla preistoria in Giappone vari oggetti di forma umana (hitogata) sono stati utilizzati a scopi apotropaici o magico-religiosi. Una delle funzioni fondamentali che assolvevano era quella di “sostituto” (katashiro) dell’essere umano, che in determinate occasioni cerimoniali o momenti di passaggio poteva trasferire sull’oggetto le proprie impurità o deviare i possibili rischi di morte, malattia e altre sfortune. Questo accade tuttora in alcuni riti dello shintoismo e, in maniera più nascosta, è all’origine di note tradizioni come la festa delle bambole Hina Matsuri.

 

giovedì 30 maggio ore 18.30

conferenza di Rossella Menegazzo (Università degli Studi di Milano)

Riconsiderazioni contemporanee sui kokeshi tra arte popolare, artigianato e design.

L’oggetto kokeshi può essere letto nel contesto di una produzione artigianale-artistica locale rappresentativa del più ampio mercato dell’arte giapponese. La non scindibilità degli elementi artistici, tecnici, decorativi dei manufatti giapponesi ha segnato le modalità di ricezione dell’arte nipponica a livello internazionale sin dalle prime esposizioni internazionali dell’Ottocento, suscitando prima grande curiosità e critica come arti decorative, poi grande apprezzamento e fascino per la cura del dettaglio, dei materiali e delle forme. Oggi più che mai si assiste a una rivisitazione del valore di tanti oggetti nati nell’ambito delle arti popolari come i kokeshi, passati da prodotti d’artigianato locale a oggetti di design da collezionismo internazionale.

 

sabato 1 giugno ore 18.30

conferenza di Virginia Sica (Università degli Studi di Milano)

Il Tōhoku e la tradizione rurale nella cultura del presente. L’eredità storica, artigianale e rituale.

L’intervento esplora le vicende storico-economiche più rilevanti per le comunità rurali del Tōhoku  e ne considera gli effetti sulla persistenza di alcuni artigianati e aspetti rituali, esclusivi del territorio. Dalla realizzazione di kokeshi al rituale in onore dei kokeshi ‘dismessi’; dai talismani in legno a forma di cavallo (kinoshita-koma) al Chagu-chagu umakko, festival di inizio estate a Morioka, con la spettacolare parata di cavalli; dai daruma che rievocano il Signore Date Masamune alla parata in costume tenuta in suo onore ogni estate nelle vie di Sendai.



INFO UTILI:

MUDEC – Museo delle Culture di Milano (Via Tortona, 56)

18/05/2019 – 02/06/2019

Ingresso gratuito

ORARI di apertura della mostra:
Lun 14.30-19.00/ mar, mer, ven 14.00-19.00 / Gio 14.00-22.00 / Sab 10.00-22.00  / Dom 10.00-19.00

www.mudec.it
c.museoculture@comune.milano.it

 

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Conferenze al MAO di Trieste

Ispirazioni dal Sol Levante: la vita oltre l’oggetto.
Storia, cultura, arte e teatro del Giappone
nelle opere del Civico Museo d’Arte Orientale

Ciclo di conferenze domenicali
in collaborazione con l’Associazione Yūdansha Kyōkai-Iwama Aikidō (YKIAT)

10 / 17 / 24 / 31 marzo e 7 aprile 2019, ore 11.00
Civico Museo d’Arte Orientale
via San Sebastiano 1
Trieste

Il Servizio Musei e Biblioteche del Comune di Trieste propone, nella sede del Civico Museo d’Arte Orientale di Trieste, un ciclo di cinque conferenze domenicali intitolato Ispirazioni dal Sol Levante: la vita oltre l’oggetto. Storia, cultura, arte e teatro del Giappone nelle opere del Civico Museo d’Arte Orientale, realizzato in collaborazione con l’Associazione triestina Yūdansha Kyōkai-Iwama Aikidō (YKIAT) e curato da Giovanna Coen, responsabile della Sezione Cultura dell’Associazione.

Gli incontri, tenuti da esperti del settore di livello nazionale, costituiscono un’occasione per indagare e raccontare alcuni aspetti, forse poco conosciuti, della storia e della cultura giapponese, partendo dalle collezioni del Museo: prendendo spunto da una o più opere esposte, i prestigiosi relatori ne approfondiranno le tematiche, allargandosi poi alla cultura giapponese, sia tradizionale che attuale, le cui radici affondano in periodi lontani.

Tutti gli incontri sono a ingresso libero.
I posti sono limitati e non è prevista prenotazione (35-40 persone).

Info:
museoarteorientale@comune.trieste.it
www.museoarteorientaletrieste.it

Con il patrocinio di
Consolato Generale del Giappone a Milano
Istituto Giapponese di Cultura in Roma-Japan Foundation
AISTUGIA-Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi

Calendario

domenica 10 marzo 2019, ore 11.00
dott. Antonio Moscatello
Tennō e Robot: c’è spazio per l’Imperatore nel Giappone del XXI secolo?

 Il 2019 è l’anno della successione imperiale: finisce al suo 30° anno l’era Heisei. Dopo due secoli, per la prima volta, un Imperatore abdica per passare la mano al figlio. Akihito non diventerà probabilmente uno di quegli “Imperatori del Chiostro” che, dietro le quinte manovravano le fila del potere prima dell’avvento dello shogunato Kamakura, ma farà il pensionato benevolo, come sempre è stata la sua figura durante i trent’anni di regno. Eppure il suo passo – la decisione di lasciare il Trono del Crisantemo – ha un valore deflagrante per l’istituzione che incarna la storia del Giappone. L’intervento farà il punto della situazione: qual è il ruolo del Tennō nel Giappone del XXI secolo? Come vivono i giapponesi i rituali che si susseguiranno per sancire l’intronazione di Naruhito?

Antonio Moscatello, giornalista presso Askanews, si è laureato presso “L’Orientale” Università degli Studi di Napoli in lingua e letteratura giapponese. Ha lavorato come traduttore dal giapponese e, divenuto giornalista professionista, è stato corrispondente da Tokyo dell’agenzia di stampa Ap.biscom (oggi Askanews). È stato inviato in Iraq negli anni del conflitto e poi a Budapest. Nel 2012 ha realizzato in Giappone per Askanews un’inchiesta sui rapimenti effettuati negli anni ’70 e ’80 da spie nordcoreane.

 

domenica 17 marzo 2019, ore 11.00
prof. Cristian Pallone
Uomini che odiano le donne. Stereotipi del galantuomo nel Giappone tardo-settecentesco

Prendendo spunto dalla rappresentazione xilografica dell’attore Ichikawa Ebizō nei panni di Sukeroku, personaggio di numerosi drammi del teatro Kabuki, si racconterà di alcuni stereotipi della maschilità che possono desumersi dallo spoglio della letteratura popolare a tema erotico, sentimentale e umoristico, circolata a Edo (attuale Tokyo) nella seconda metà del XVIII sec., alle soglie della modernità giapponese. Sarà analizzata in particolare la figura dell’amatore raffinato, declinato in numerose sottocategorie, che tengono anche conto dell’estrazione sociale del personaggio. Samurai, mercanti, monaci fanno la loro comparsa in veste di amanti e clienti licenziosi tra le pagine della narrativa popolare, e l’implacabile giudizio della cortigiana ne determina, caso per caso, il successo o la sconfitta. Uomini che odiano le donne e uomini che le donne odiano: una battaglia tra i sessi senza esclusione di colpi prende forma nella pungente narrativa degli autori della grande Edo.

Cristian Pallone, dottore di ricerca in Civiltà, culture e società dell’Asia presso la Sapienza-Università di Roma, dipartimento “ISO Istituto Italiano di Studi Orientali”, si interessa dello sviluppo della narrativa in formato dialogico nel Giappone del XVIII secolo, con un focus particolare sulla letteratura dei quartieri del piacere. Attualmente insegna Lingua e Letteratura giapponese presso l’Università degli Studi di Bergamo. Ha al suo attivo varie pubblicazioni e traduzioni, tra cui: trascrizioni e traduzioni in italiano di iscrizioni e poesie per i cataloghi a cura di Rossella Menegazzo, Hokusai. Sulle orme del Maestro (Milano, Skira, 2017) e Hiroshige. Visioni dal Giappone (Milano, Skira, 2018).

 

domenica 24 marzo 2019, ore 11.00
maestra Paola Piras
L’estetica della natura giapponese vista attraverso l’Ikebana

«Il paesaggio, e quindi la visione e la rappresentazione della natura, è come la lingua madre. La sua presenza, tacita o esplicita, riconosciuta o latente, contiene il codice originario della nostra appartenenza» (Morelli 2011). E così è certamente per la cultura giapponese classica, che trova una sua lettura attraverso l’Ikebana, l’arte di disporre i fiori, alla cui base vi sono il profondo rapporto tra uomo e natura e un modo sempre nuovo e mutevole di concepire i fiori e l’arte di comporli.
Durante questa conferenza con dimostrazione sarà possibile accostarsi all’Ikebana, o come viene anche chiamata il kadō (La Via dei Fiori), che nasce in un contesto religioso e si sviluppa in un mondo maschile di monaci, guerrieri e letterati, fino a giungere ai giorni nostri, dove anche nelle tendenze sperimentali della contemporaneità mantiene il carattere delle sue origini. È un sapere manuale antico, come tutte le arti giapponesi, perché, come recita una massima Buddhista «sapere non è capire e per capire bisogna praticare». L’Ikebana è il frutto di una ricerca estetica, tramandata da generazioni da Maestro a discepolo e vissuta, al pari di altre arti giapponesi, come una disciplina di ricerca interiore, poiché prendersi cura del paesaggio è prendersi cura di sé.

La Maestra Paola Piras inizia il suo percorso di Ikebana a Milano nel 1975 sotto la guida di Jenny Banti Pereira, continuando i corsi presso il Chapter di Ikebana Ohara di Milano. Dal 1994 è membro dell’E.O.T.A. (European Ohara Teachers Association), partecipa regolarmente ai seminari tenuti in Europa da Maestri giapponesi ed ha al suo attivo seminari di approfondimento in Giappone.
 Tiene dimostrazioni presso Musei, Biblioteche, Enti Pubblici e Privati e partecipa a manifestazioni floreali e culturali con i suoi gruppi di studio. Insegna regolarmente Ikebana a tutti i livelli presso i gruppi che fanno capo al Chapter di Venezia.

 

domenica 31 marzo 2019, ore 11.00
prof.ssa Virginia Sica
Il “Palazzo del bramito dei cervi”, palcoscenico di un sistema politico. Architettura, arti e costumi nella Tokyo di fine ‘800

«Secondo la mia opinione, l’unico percorso è far scontrare con gli Europei i Giapponesi, di modo che si sentano personalmente a disagio, si rendano conto del loro svantaggio e assimilino una consapevolezza della vigorosità occidentale […]. Ritengo che il metodo sia favorire relazioni veramente libere tra loro […]. Solo così il nostro Impero potrà raggiungere una posizione pari a quella dei Paesi occidentali. Solo così il nostro Impero potrà essere indipendente, prospero e potente». Così dichiarava nel 1879 Inoue Kaoru (1835-1915) in un documento per il Gabinetto di cui era ministro degli Affari Esteri, nella cruciale fase storica nota come “Restaurazione Meiji”, che vedeva l’esordio del Giappone sul palcoscenico delle relazioni internazionali e la sua emersione come la prima nazione asiatica industrializzata. Per Inoue, lo strumento che favorisse quegli obiettivi doveva essere il “Palazzo del bramito dei cervi”, destinato a ricevimenti ed eventi per gli esponenti della diplomazia internazionale del tempo: il Rokumeikan, che fu il simbolo assoluto e più incisivo dei nuovi costumi sociali, artistici e culturali di era Meiji (1868-1912).

Virginia Sica è docente di Cultura giapponese (storia e letteratura) presso il Dipartimento di Mediazione linguistica e di Studi interculturali dell’Università di Milano. Dopo essersi laureata in Lingue e Civiltà orientali (indirizzo storico-letterario) presso “L’Orientale” Università degli Studi di Napoli, si è trasferita in Giappone dal gennaio 1989, dove ha insegnato per alcuni anni presso il Dipartimento di Estetica (Facoltà di Lettere), della Tōhoku Kokuritsu Daigaku (Università Statale del Tōhoku). Al rientro in Italia, dopo un’esperienza presso una holding giapponese con sede a Milano, ha ripreso l’attività didattica dal 2006. È socio AISTUGIA (Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi), membro del CARC (Contemporary Asia Research Centre), socio di Asia Teatro e attualmente coordinatore del gruppo di ricerca dell’Università di Milano Asia Pacifico.

 

domenica 7 aprile 2019, ore 11.00
dott.ssa Carmen Covito
Onnagata. Il labirinto dei generi nel teatro giapponese

Nel teatro Kabuki il termine “Onnagata” indica gli attori specializzati nei ruoli femminili. La loro arte, formalizzata tre secoli fa da grandi interpreti come Yoshizawa Ayame, costituisce ancora oggi uno degli aspetti più affascinanti del teatro giapponese e nel corso del tempo ha lasciato tracce profonde nella sensibilità del Giappone, ispirando i pittori ukiyo-e ampiamente rappresentati nel Civico Museo d’Arte Orientale di Trieste ma anche scrittori moderni, come Mishima Yukio, e persino fenomeni della cultura pop contemporanea.

Carmen Covito, scrittrice e nipponista, è nota per un romanzo di successo dal quale sono stati tratti un film e uno spettacolo teatrale: La bruttina stagionata (Premio Bancarella 1993). Ha pubblicato successivamente altri romanzi, sempre caratterizzati dalla contaminazione di linguaggi, di genti e di registri stilistici diversi. Oggi dirige la rivista di studi online “AsiaTeatro” (www.asiateatro.it) ed è vicepresidente dell’associazione culturale shodo.it per la diffusione della calligrafia sino-giapponese.

 

 

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Lo spazio del Bugaku

Domenica 10 febbraio 2019 – ore 15:00
Cascina Turro
Piazza Governo Provvisorio 9
Milano
ASD TaijiTrotter presenta la conferenza
Taiji Quan e musica

Parteciperanno Rossella Fois con “Le vie orientali della spoliazione e il Flauto Magico di Mozart”
Filippo Monico con “Suoni e silenzi”
Carmen Covito con “Le 5 direzioni dello spazio”

L’intervento di Carmen Covito riguarda specificamente il Giappone. Nelle danze giapponesi Bugaku, che si eseguivano alla corte imperiale più di millecinquecento anni fa e sono tuttora eseguite in occasioni rituali, sopravvivono in maniera visibile le antiche concezioni del tempo e dello spazio che, nate in Cina, si diffusero ispirando poi anche i movimenti delle arti marziali. Alcuni video realizzati in Giappone dalla relatrice ci mostreranno queste danze.

 

 

 

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Giorgio Amitrano a Bookcity 2018

Bookcity 2018
Il Circolo dei Lettori di Milano presenta:
LEGGERE LE GEOGRAFIE
Hug Milano
Via Venini, 83 – 20125 Milano

Sabato 17 novembre ore 21
Il Giappone tra pop e sublime
con l’autore Giorgio Amitrano dialoga Carmen Covito

Iro in giapponese significa colore. Iro iro, raddoppiato, è una miscellanea variopinta, un insieme articolato e sorprendente. E così è questo libro, che accompagna il lettore in un viaggio inaspettato e iridescente attraverso la vita, la cultura e le contraddizioni del Giappone di oggi. Giorgio Amitrano è uno dei massimi nipponisti italiani. Per quattro anni direttore dell’Istituto di Cultura italiana a Tokyo, docente di Lingua e letteratura giapponese all’Università degli studi di Napoli L’Orientale, Amitrano è il traduttore di autori di culto come Yoshimoto Banana, Murakami Haruki, Kawabata Yasunari, Miyazawa Kenji. Con lui scopriremo il Giappone più autentico, multiforme, capace di muoversi agilmente fra tradizione e modernità.

Il LIBRO DI CUI SI PARLA: Giorgio Amitrano, “Iro iro”, DeA Planeta Libri


 

 


 

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Convegno: Il Giappone in Italia

Venerdì 25 maggio e sabato 26 maggio 2018 si svolgerà al Mudec – Museo delle Culture di Milano il convegno “Giappone in Italia: passato, presente e futuro”, L’obiettivo delle due giornate è rispondere alla domanda: in che modo, negli ultimi decenni, la cultura e le tradizioni giapponesi sono state promosse in Italia? Il convegno vuole inoltre celebrare il decimo anniversario dell’Associazione Giappone in Italia e il quarantesimo anniversario del Centro di Cultura Italia-Asia.
Il convegno intende riflettere sul modo in cui negli anni è cambiata la consapevolezza della cultura giapponese, interrogandosi su quali siano stati i punti di svolta nella sua diffusione, quale sia la situazione attuale e quali prospettive ci potranno essere in futuro. Proprio per rispondere a queste domande, abbiamo deciso di creare un appuntamento unico, in cui molte delle personalità che hanno contribuito a forgiare la conoscenza del Giappone in Italia negli ultimi 40 anni possano raccontare in prima persona la propria esperienza, attraverso ricordi personali, aneddoti e curiosità, in una serie di incontri diretti e coinvolgenti.

Il Giappone in Italia: passato, presente e futuro

Milano, 25-26 maggio 2018

 

Programma

Il convegno avrà luogo venerdì 25 e sabato 26 maggio 2018 al MUDEC di Milano, in via Tortona 56. La giornata del 25 maggio sarà interamente dedicata al Giappone contemporaneo, mentre la giornata di sabato 26 proporrà una serie di incontri all’insegna delle espressioni culturali più tradizionali.

Venerdì 25 maggio
10:00 – Saluti istituzionali e presentazione convegno Susanna Marino, Alberto Moro, responsabile Mudec.
10:30-11:30 – Fausto Taiten Guareschi, Rossella Menegazzo
11:30-12:30 – Takahide Sano, Carlo Filippini

12:30-14:00 – Intervallo

14:00-15:00 – Paola Scrolavezza, Laura Dimitrio
15:00-16:00 – Stefania Viti, Sabrina Sala

Sabato 26 maggio
10:30-11:30 – Chiara Pasqualini, Nicoletta Spadavecchia
11:30-12:30 – Alberto Moro, Susanna Marino

12:30-14:00 – Intervallo

14:00-15:00 – Carmen Covito, Giampiero Raganelli
15:00-16:00 – Bruno Riva, Keiko Ando Mei
16:00 – Saluti e ringraziamenti

L’orario di ciascuna delle due giornate sarà dalle 10:30 alle 16:00, con interventi di circa un’ora e un intervallo per il pranzo dalle 12:30 alle 14:00.


Presentazione dei relatori e degli interventi

I relatori e i relativi abstract sono elencati in ordine di intervento.

– Fausto Taiten Guareschi: “Lo zen”

Erano gli anni fecondi del ’68 e al Busen di Cesare Barioli a Milano ci si interrogava sul significato della vittoria sportiva. Il monaco dalla voce profonda insegnava che l’intelletto da solo non può cogliere lo Zen, che bisogna praticare, che il vero Zen è equilibrio, soluzione morale, realizzata seguendo il sistema cosmico assoluto grazie alla pratica del corpo-mente nella vita quotidiana. Riteneva che la maggior parte delle filosofie e delle religioni fossero incomplete perchè troppo spirituali. Lo Zen doveva creare un nuovo dinamismo, un nuovo ordine.

Nato a Fidenza nel 1949, poco più che adolescente intraprende la pratica e lo studio delle arti marziali e in particolare del Jūdō, prima come agonista e poi come insegnante, fondando il Kyu Shin Dō Kai, Scuola Superiore di Arti Marziali a Fidenza (nel 1974). Nel 1984, fonda il Tempio e Monastero di Fudenji, centro di spiritualità e cultura, di cui è secondo Abate dalla fine del 2004. Pubblica diversi libri con Il Cerchio (Rimini) e con Casadeilibri (Padova): il più recente è Fatti di fuoco (2015).

– Rossella Menegazzo: “Proposte e ricezione dell’arte giapponese in Italia”

Attraverso l’analisi di alcuni eventi ed esposizioni d’arte giapponese in Italia si intende evidenziare l’evoluzione delle proposte, i cambiamenti culturali e le relazioni tra i due Paesi nel contesto di politiche e tendenze locali e internazionali.

Rossella Menegazzo, Ph.D, è professore associato di Storia dell’arte dell’Asia orientale all’università degli studi di Milano, curatore di diverse esposizioni d’arte giapponese in Italia e all’estero tra cui “Hokusai, Hiroshige, Utamaro” a Palazzo Reale e “Kuniyoshi, il visionario del Mondo Fluttuante” alla Permanente di Milano (2016-2017); “Hokusai. Sulle orme del maestro” all’Ara Pacis (2017) e “Hiroshige. Visioni dal Giappone in corso alle Scuderie del Quirinale a Roma. È anche autore di volumi e saggi sull’arte, il design e la fotografia giapponesi.

– Takahide Sano: “Watashi no design (Il mio design)”
Un’idea di Giappone presente, passato e futuro attraverso la mia idea di design, nella quale ho sempre cercato di combinare questi elementi, grazie alla conoscenza della storia del mio paese, alla capacità tecnologica di innovare preservando le proprie radici culturali.
Takahide Sano è nato a Tokyo il 06/02/1958. Dopo aver conseguito il diploma in Design Industriale alla Hongo High School di Tokyo, ha cominciato subito a lavorare nel Design Centre di Toshiba (1976 -1988) specializzandosi nel design di prodotti audio-video e TV: tra i prodotti da lui disegnati in quel periodo, più di 60 sono entrati in produzione riscuotendo un grande successo commerciale. Oltre ad operare nel campo del design industriale, ha collaborato con la galleria d’arte Unac Tokyo, per la quale ha progettato allestimenti museali in vari paesi del mondo.

– Carlo Filippini: “Cooperazione economica e commerciale tra Unione Europea e Giappone

UE e Giappone stanno per concludere due accordi molto avanzati, un accordo commerciale e un altro strategico; si vuole non solo eliminare quasi tutti i dazi sulle merci scambiate e risolvere molti delicati problemi economici ma anche cooperare sul fronte dell’ambiente, sicurezza, sviluppo. Questi accordi modificheranno il quadro internazionale per l’economia italiana offrendo sfide e opportunità per le imprese e i gruppi italiani.

Carlo Filippini è professore emerito di economia politica. Laureato all’Università Bocconi, Milano, è stato professore ordinario nella stessa università per più di 30 anni. Svolge tuttora corsi e seminari in università dell’Asia orientale e del Giappone in particolare. Ha ricevuto l’Ordine del Sol Levante, 3° classe. Si interessa di integrazione regionale e sviluppo economico nella regione.

– Laura Dimitrio: “Il Giappone è ancora di moda? L’influsso del Giappone sulla moda italiana tra XX e XXI secolo”

A partire dagli anni settanta del Novecento, in concomitanza con un rinnovato interesse per il Giappone e per la sua cultura, si sono registrati nella moda italiana significativi influssi giapponesi. Infatti diversi stilisti italiani si sono ispirati non solo al kimono e all’abbigliamento tradizionale, ma anche alla moda giapponese d’avanguardia.

Si occupa di storia della moda italiana del XX secolo e delle relazioni culturali e artistiche tra Italia e Giappone. Tra le sue pubblicazioni, si ricordano saggi sul giapponismo nell’arte e nella moda, sui costumi per la prima rappresentazione di “Madama Butterfly” (Quaderni Asiatici – rivista del Centro di Cultura Italia-Asia) e sulla condizione di lavoro delle sarte a Milano nel Novecento.

– Paola Scrolavezza: “Non solo Banana: la letteratura giapponese in Italia nell’era digitale”

Se a caratterizzare la letteratura giapponese sul finire del secondo millennio è l’erosione della distinzione fra cultura alta e cultura di massa, il contemporaneo ci impone con crescente urgenza di confrontarci con l’avanzare dell’era digitale, e con i suoi effetti in termini di produzione, fruizione e percezione della letteratura, non più alta o di massa, ma pop e – grazie all’ubiquità del web – globale. Quali sono dunque le ricadute dei processi in atto sulla diffusione e sull’immagine della letteratura giapponese in Italia?

Paola Scrolavezza insegna Cultura e Letteratura Giapponese presso l’Università di Bologna e svolge le sue ricerche nell’ambito della letteratura e cultura del Giappone moderno e contemporaneo. I suoi interessi si concentrano in particolare sulla letteratura femminile e sulla letteratura di genere, noir e Sci-Fi, nonché sulle intersezioni fra cinema, letteratura e spazio urbano. Autore di numerose pubblicazioni a carattere critico e saggistico, ha tradotto in italiano Ogawa Yoko, Higashino Keigo, Ekuni Kaori e Hayashi Fumiko. Dal 2011 è curatore di NipPop, progetto patrocinato e promosso dall’Ateneo e dal Comune di Bologna, incentrato sulle culture pop del Giappone contemporaneo e sulla loro diffusione in Italia.

– Stefania Viti: “Italia e Giappone: quando il dialogo è gourmet”

Un excursus del dialogo gastronomico tra Italia e Giappone dagli anni ‘80 ad oggi. L’intervento si snoderà attraverso l’analisi delle motivazioni che le hanno avvicinato i due universi gastronomici: due tradizioni culinarie essenziali, che dedicano grande attenzione alle materie prime e agli ingredienti modificandoli il meno possibile. Due paesi dal clima affine che, pur nelle differenze, hanno sviluppato poca necessità di fare uso di salse o grassi in eccesso; due cucine che apprezzano la semplicità, tanto nello street-food, quanto nel gourmet.

Stefania Viti è una giornalista professionista con esperienza internazionale. Laureata all’Università Ca’ Foscari di Venezia in Lingua e Letteratura Giapponese, parla fluentemente giapponese e inglese. Ha vissuto a Tokyo per circa dieci anni, dove ha lavorato in una rivista giapponese. Attualmente risiede e lavora a Milano. Scrive di società, attualità, cultura, cibo, moda, design e lifestyle relativi al Giappone contemporaneo per testate nazionali internazionali. All’attività editoriale affianca quella di consulente comunicazione, ufficio stampa e PR per società e aziende, specialmente nell’ambito italo-giapponese.

– Sabrina Sala: “Il Manga Italiano: sogno o realtà?”
Cresciute a pane, anime e manga, più di una generazione di appassionati lettori e telespettatori sogna oggi di diventare “mangaka”, facendo del fumetto giapponese un vero e proprio culto. Dai precursori del Manga Italiano a un’editoria nostrana finalmente aperta anche a questa prospettiva. Uno sguardo al possibile fumetto italiano del futuro.

Classe 1974. Appassionata di animazione e fumetti giapponesi fin dal loro esordio nel nostro Paese, passa inevitabilmente dalle “fanart” alla creazione di soggetti e personaggi originali e fa delle sue passioni il suo lavoro muovendosi negli ambiti che ama di più: editoria e tv. A sua cura, la mostra “Romanzi: anime dei manga” entrata nell’offerta dell’edizione di Bookcity 2014. Personalissime, invece, le mostre “In principio fu Goldrake” e “Semplicemente Oscar” che attraverso una lunga serie di illustrazioni analizzano la sua passione per l’animazione giapponese. Ad oggi, è docente di disegno e sceneggiatura nel corso Manga della Scuola del Fumetto di Milano.

-Alberto Moro: “Cerimonia del tè”

Affronterò il tema della cerimonia del tè parlando dello studio e della pratica che ho svolto in oltre 20 anni. Tutta la mia attività di apprendimento e di insegnamento si concentra sull’individuazione degli aspetti più profondamente spirituali, legati alla pratica dello Zen e al senso dell’ospitalità che appartiene a tutti i popoli. Racconterò la pratica della cerimonia del tè cercando di escludere tutti gli elementi folkloristici ed esteriori per concentrarmi sulle fondamenta, nell’intento di evidenziarne i valori universali, comprensibili da tutte le culture.

È il Presidente dell’Associazione Culturale Giappone in Italia, di cui è stato socio fondatore nel 2007. Ha organizzato negli anni diverse iniziative culturali di successo. In particolare è stato il Presidente di tutte e tre le edizioni del Milano Manga Festival promosso in collaborazione con il Comune di Milano e il Consolato Generale del Giappone a Milano.
Raffinato estimatore della cultura giapponese in tutti i suoi aspetti, Alberto Moro è membro della scuola Urasenke di Milano dal 1993. Esperto di cinema giapponese, amante del Web, coltiva da anni amicizie e legami con persone che condividono la sua stessa passione per il Giappone.

-Susanna Marino: “Alle origini delle relazioni culturali tra Italia e Giappone: un contributo milanese ai primi quarant’anni (1866-1906)”

Una casuale sincronia di eventi fa sì che nella seconda metà dell’Ottocento Italia e Giappone si trovino ad affrontare lo stesso problema, ovvero accorciare il più rapidamente possibile il distacco di sviluppo economico che li separa dalle grandi potenze, diventando loro stessi rispettati e temuti. A partire dalla seconda metà del XIX secolo, inoltre, le relazioni tra i due paesi acquistano via via maggiore regolarità, vedendo privilegiati soprattutto gli scambi in ambito artistico e, in misura minore, commerciale e militare.

Susanna Marino docente di lingua e Istituzioni di Cultura giapponese presso l’Università Bicocca di Milano – Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione – e presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Varese. Collabora come autrice per la casa editrice Zanichelli (Dizionario it -giap/ giap – it, Breve grammatica della lingua giapponese, La scrittura giapponese, Impara il giapponese con Zanichelli) e della casa editrice Goware (in pubblicazione Ainu: frammenti di un popolo). Presidente e responsabile area Giappone per il Centro di Cultura Italia – Asia.

-Nicoletta Spadavecchia: “Verso un villaggio sempre più globale?”

Cinquant’anni fa il Giappone era considerato ancora un Paese lontano, una terra diversa da ogni immaginazione, un esempio di cultura esotica. Il primo impatto di chi lo avvicinava poteva essere positivo o negativo, ma sempre una scoperta tanto sconvolgente da mettere in discussione ogni certezza. La letteratura ha stimolato questo immaginario, attraverso autore come Kawabata, Tanizaki, Mishima …

Si laurea in Lingue e letterature Orientali all’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari” nel 1971 e lo stesso anno va a Tokyo con una borsa di studio di due anni e mezzo del Governo Giapponese, per approfondire la conoscenza della letteratura giapponese moderna e contemporanea. Al rientro in Italia mette a frutto le competenze acquisite, insegnando lingua e cultura giapponese presso la Sezione Lombarda dell’Is.M.E.O. – Is.I.A.O. e traducendo testi di letteratura e saggistica.

-Chiara Pasqualini: “Il Giappone e le stelle”

L’osservazione del cielo fa parte della cultura di ogni civiltà fin dai tempi più remoti. Tuttavia si mettevano in relazione con le stelle anche concetti che facevano parte di svariati ambiti della vita quotidiana e della cultura in generale. Se prendiamo in considerazione il Giappone, attraverso l’osservazione di corpi celesti come il sole e la luna, di alcune costellazioni come Orione e di alcune stelle come Vega e Altair è possibile parlare ad esempio di kimono o degli hyoshigi, della Guerra del Genpei, di shintoismo, buddismo e confucianesimo, del Taketori Monogatari, del matsuri chiamato Tanabata e così via.

Chiara Pasqualini. Laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni, durante il periodo dell’Università studia la lingua Giapponese presso l’Is. I. A. O. Istituto per l’Africa e l’Oriente a Milano per poi soggiornare per lavoro in Giappone per più di un anno. Al suo rientro in Italia viene selezionata per la manutenzione e l’uso del planetario Zeiss modello IV nasce così una sua nuova e grande passione: l’astronomia.

-Carmen Covito: “Alle radici del sole: 35 anni di teatro giapponese a Milano”

Nel 1983 il festival “Alle radici del sole. Forme e figure della scena giapponese” inaugurò una nuova stagione di conoscenza ed approfondimento del teatro giapponese. Carmen Covito ne racconta la storia e alcuni retroscena.

Scrittrice e studiosa di cultura giapponese, è presidente dell’associazione culturale ASIATEATRO (www.asiateatro.it) e dirige l’omonima rivista di studi online.

-Giampiero Raganelli: “La conoscenza in Italia del cinema giapponese negli ultimi 40/50 anni”

Rashomon e l’approdo a Venezia, nel dopoguerra, ad altri festival europei del cinema giapponese – L’arpa birmana e i cineclub – La nuova onda del cinema anni ’60 e la sua scoperta nei festival sul nuovo cinema come Pesaro – Il ruolo della trasmissione Fuori orario nella ricoperta dei classici come Ozu – La situazione contemporanea: il ruolo di case specializzate come la Tucker nella distribuzione del cinema giapponese contemporaneo.

Giampiero Raganelli, giornalista, critico cinematografico e teatrale, specializzato in cinema orientale. Collabora con alcune riviste e numerose testate online specializzate, Quinlan, Nocturno, Filmidee, Cineclandestino. Tra i coautori dei volumi «Il film in cui nuoto è una febbre», monografia sui registi emergenti a livello internazionale, e «The Monster Show», guida la cinema mostruoso per ragazzi, edito dalla Cineteca di Bologna. Recentemente ha curato la terza monografia INLAND dedicata a Lav Diaz, edita da Bietti.

-Bruno Riva: “La via della calligrafia: da Kyōto a Tōkyō via Milano”

Il 7 aprile 1994, dopo lo zazen, il monaco Taiun Matsunami mi diede qualche consiglio di scrittura e sparì. Rimasto solo al Ryōsen-an continuai a copiare kanji per tutto il giorno. Più tardi tornò e mi regalò un suo vecchio manuale di shodō. Da allora ho tracciato milioni di caratteri nelle diverse scritture. I miei allievi di Milano mi seguono in questa pratica e tornano in Giappone con me per una mostra, un concorso, un esame da sostenere alla Japan Educational Calligraphy Federation.

Bruno Riva, calligrafo, incide sigilli da 25 anni. Ha studiato con importanti maestri giapponesi e cinesi; è membro e maestro della Japan Educational Calligraphy Federation di Tokyo e di altre associazioni calligrafiche. Cura mostre calligrafiche e tiene conferenze, seminari e performance; elabora documentazione didattica, articoli per riviste e testi teorici.
Le sue opere sono state esposte nelle maggiori mostre di calligrafia in Cina, Giappone, Corea, Europa, e Stati Uniti e sono entrate in diverse collezioni pubbliche.

– Keiko Ando Mei: “Ikebana, Arte zen”

I monaci zen hanno sempre affermato che “la Natura è Maestra di vita”. L’arte dell’Ikebana, creando un profondo rapporto di partecipazione con la vita intorno a sè, è proprio la pratica migliore per la realizzazione di tali…

Nata a Chiba, in Giappone, sin dalla fanciullezza ha coltivato l’arte dell’ikebana, lo Shodo, la Cerimonia del tè, il Koto e praticato Zen secondo gli insegnamenti del celebre monaco Hirai Genkyo del tempio Zenshoan di Tokyo. Dopo un breve soggiorno in America nel 1975 si è trasferita a Milano e insieme al marito Massimo Mei ha fondato il Centro di Cultura giapponese che attualmente dirige. Ha tenuto numerose conferenze e organizzato mostre e convegni tra cui quelli principali alla Triennale, a Palazzo Reale, a Palazzo Bagatti Valsecchi, a PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, al Museo Poldi Pezzoli, all’Università Bocconi e all’Università Ca’ Foscari e tanti altri. Ha pubblicato recentemente due libri; “Ikebana Arte zen” e “Da cuore a cuore Grandi Maestri zen ti parlano”.

Il Giappone in Italia: passato, presente e futuro
Milano, 25-26 maggio 2018
Mudec – Museo delle Culture di Milano, via Tortona 56

Con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano
Associazione Culturale Giappone in Italia
via Lamarmora 4, Milano
www.giapponeinitalia.org | info@giapponeinitalia.org

Centro di Cultura Italia-Asia
Via F. Testi, 86, Milano
www.italia-asia.it | info@italia-asia.it

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail