Kokeshi. Il Tōhoku fra tradizione e design

Questo volume è il primo in Italia a trattare in maniera approfondita, con la voce di noti studiosi della cultura, della letteratura e dell’arte nipponica, il soggetto dei kokeshi, le piccole sculture in legno dipinte dall’aspetto di bambola che sono considerate l’emblema culturale della regione del Tōhoku, nel nord-est del Giappone. Dopo i tragici eventi causati dal grande terremoto del 2011, la regione del Tōhoku è oggi particolarmente attiva nella valorizzazione del proprio patrimonio artigianale, che si presenta come una tradizione vivente, con botteghe dove le tecniche e i sistemi decorativi dei kokeshi vengono ancora oggi tramandati di padre in figlio. Un nutrito apparato fotografico illustra le caratteristiche delle diverse scuole anche attraverso alcune collezioni private italiane esposte nella recente mostra del 2019 presso il MUDEC-Museo delle Culture di Milano.

 

Kokeshi. Il Tōhoku fra tradizione e design
a cura di
Virginia Sica, Rossella Menegazzo, Carmen Covito,
© 2020, Scalpendi editore, Milano
ISBN: 9788832203745

 

Sommario:

Maria Teresa Orsi: Viaggio tra i kokeshi del Tōhoku (pp. 11-23)
Carmen Covito: Cose a forma di bambola (pp. 25-35)
Virginia Sica: Il Tōhoku e la tradizione rurale. Eredità storiche, artigianali e rituali (pp. 37-59)
Andrea Maurizi: La forza evocativa della tradizione folclorica del Tōhoku (pp. 61-71)
Rossella Menegazzo: Riconsiderazioni contemporanee sui kokeshi tra arte popolare, artigianato e design (pp. 73-85)
Le dodici scuole della tradizione (pp. 87-99)
Botteghe artigiane (pp. 101-103)
La prima mostra in Italia: MUDEC, Milano 2019 (pp. 105-120)
Bibliografia (p. 121-123)

 

Nello studio di Natsume Sōseki

Un saggio molto interessante, che può attrarre anche chi non si occupa specificamente di letteratura giapponese, perché il tema dello scrittore nel suo studio, visto attraverso il gioco di specchi dato dalla rappresentazione che ne troviamo nelle sue stesse opere, è affascinante in sé.

Analizzando i romanzi e i racconti brevi di Natsume Sōseki, Marco Taddei disegna un complesso ritratto dello scrittore nel luogo della sua scrittura, la stanza privata che è al tempo stesso “un rifugio sicuro nei momenti di difficoltà e un luogo da cui osservare con un certo distacco la realtà circostante e ripensare alla propria esistenza”.

 

 

Marco Taddei
Natsume Sōseki: autoritratto d’autore nello studio
Atmosphere Libri, 2020
ISBN: 9788865643419

Dalla quarta di copertina:

Natsume Sōseki (1867-1916) è uno degli autori giapponesi più rappresentativi del primo Novecento. La sua vita coincide quasi completamente con il regno dell’imperatore Meiji (1868-1912) e si svolge in quell’epoca di grandi cambiamenti culturali, politici ed economici. La sua formazione eclettica è influenzata dal nuovo corso della storia. Ha una conoscenza approfondita dei classici cinesi e giapponesi, ma studia anche la lingua e la letteratura inglese ed è appassionato di pittura europea. Nell’arco della sua carriera, oltre ai romanzi di successo, pubblica anche racconti brevi nei quali si rappresenta spesso come uno scrittore seduto alla scrivania del suo studio. Quando non è concentrato nella scrittura, egli posa la penna e osserva quel che accade nella stanza oppure indugia nei ricordi. L’esperienza personale, l’immagine del letterato nella tradizione cinese e giapponese e la figura dello scrittore/artista nello studio/atelier nella cultura occidentale sono gli elementi che in vario modo influenzano la costruzione del suo autoritratto letterario. In questo modo Sōseki porta il lettore nel suo mondo più intimo e gli racconta la fatica del mestiere dello scrittore e la sua profonda solitudine.

Marco Taddei insegna lingua giapponese preso l’Istituto di Lingue, Letterature e Culture Straniere dell’Università di Bergamo. In passato ha tenuto corsi di lingua e cultura giapponese preso la sezione lombarda dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO). Si occupa di letteratura moderna con particolare attenzione alla produzionenarrativa di Natsume Sōseki. Per “Asiasphere” (Atmosphere Libri) ha tradotto e curato alcuni racconti dell’autore inclusi nella raccolta Racconti sospesi nel vuoto.

Natsume Sōseki nella casa del quartiere di Ushigome a Tōkyō chiamata per metonimia “Sōseki Sanbō” (lo studio/rifugio di Sōseki). Dicembre 1914.

 

Takuboku

Una scrittura di inquietante modernità.

Diario in caratteri latini
di Takuboku Ishikawa, a cura di Maria Chiara Migliore e Luca Capponcelli,
Carocci, 2020

ISBN-10: 8843099329
ISBN-13: 978-8843099320
Copertina flessibile: 112 pagine

Ishikawa Takuboku (1886-1912) è uno dei poeti moderni giapponesi più popolari e amati in patria, ma poco considerato dalla critica letteraria occidentale. La sua vita si intreccia con i radicali cambiamenti sociali e culturali del Giappone di primo Novecento, caratterizzato da un rapido processo di modernizzazione che tuttavia genera anche una realtà percepita come profondamente contraddittoria, smarrita com’è tra modernità e perdita dei valori tradizionali. Forse proprio l’appartenenza a questo momento storico spiega l’inquietudine esistenziale di Takuboku e la sua incapacità a porvi rimedio. Qui presentiamo per la prima volta in forma integrale il diario, che scrisse dal 7 aprile al 16 giugno del 1909, in cui descrive senza veli la sua realtà interiore, anche nei suoi aspetti più degradanti, sempre alla ricerca di un Io in bilico tra l’autoesaltazione e l’autocommiserazione. Le sue annotazioni giornaliere tratteggiano vividamente non solo la sua vita ma anche l’ambiente dei letterati attivi a Tokyo, con le loro contraddizioni e le loro istanze per una nuova letteratura. Per profondità psicologica e sperimentazione letteraria, il diario occupa una posizione unica nel panorama della letteratura giapponese moderna.

 

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Giapponeserie d’autunno – Pierre Loti

Tra il 1885 e il 1901 Pierre Loti soggiorna per ben cinque volte in Giappone, rimanendone profondamente colpito.
In questo testo, il grande scrittore-viaggiatore raccoglie i resoconti delle sue esperienze giapponesi dell’autunno del 1886. Una serie di impressioni che riguardano tanto i luoghi simbolo quanto gli aspetti sociali del paese del Sol Levante che, in pieno periodo Meiji, si sta aprendo al mondo.
La scrittura di Loti fissa in vividissime istantanee le visite ai templi di Kyoto, il pellegrinaggio a Nikkō, le corse in rikisha per i quartieri di Edo, un ricevimento occidentalizzante al Palazzo del Bramito dei Cervi (Rokumeikan), la festa dei crisantemi nel giardino del palazzo imperiale…
Giapponeserie d’autunno trasmette da una parte lo stupore di un occidentale di fine XIX secolo davanti a una realtà a tratti impenetrabile, dall’altra la malinconia che nasce dalla consapevolezza che presto quel mondo dalle tradizioni millenarie svanirà sotto le spinte omologanti della modernizzazione.

Pierre Loti
Giapponeserie d’autunno
Traduzione di Maurizio Gatti
O barra O, 2019, pp. 190
ISBN: 9788869680717

 

https://www.obarrao.com/libro/9788869680717

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Poesie che hanno una storia

Man’yōshū. Raccolta delle diecimila foglie
Libro XVI: Poesie che hanno una storia e poesie varie
a cura di: Maria Chiara Migliore
Testo giapponese a fronte.
Carocci Editore 2019
Collana: Biblioteca Medievale Testi
ISBN: 9788843095032
Pagine: 136

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La più antica antologia della poesia giapponese, il capolavoro dell’epoca Nara, è anche la più libera. Le antologie imperiali successive limitarono i temi, i registri poetici, i valori estetici e la condizione sociale degli autori, mentre nel Man’yōshū troviamo le canzoni delle guardie di frontiera accanto alle più raffinate liriche degli aristocratici di corte, composizioni lunghe di modello cinese accanto alla forma del waka che sarebbe diventata quella tradizionale.

Questa varietà è particolarmente visibile nel libro XVI del Man’yōshū, tradotto per la prima volta in italiano in questo piccolo, prezioso volume da Maria Chiara Migliore, autrice anche del ricco saggio introduttivo.

Le prime trenta poesie del libro sono caratterizzate come “poesie che hanno una storia” perché sono precedute da un brano in prosa che ne racconta le circostanze della composizione, e spesso si tratta di una vicenda leggendaria o romanzesca. Nelle “poesie varie” sono comprese invece diverse tipologie, alcune delle quali veramente straordinarie: come le canzoni dei mendicanti, che facevano probabilmente parte del repertorio di artisti girovaghi, e le poesie dei pescatori del Sud che piangono la morte in mare di uno di loro.  In tutto il libro le poesie d’amore coesistono con altre che parlano di “cose che fanno paura”, componimenti di carattere religioso si alternano a poesie umoristiche che spaziano dal nonsense all’ironia, dalla garbata presa in giro all’uso compiaciuto della volgarità. In tutte si respira un senso di spontaneità che costituisce una vera e propria eccezione nell’ambito del canone poetico classico e trova immediata corrispondenza con la sensibilità del lettore moderno.

Maria Chiara Migliore insegna Lingua e Letteratura giapponese presso l’Università del Salento. Si occupa di letteratura classica e di filologia giapponese, nonché della produzione letteraria giapponese in lingua cinese dei periodi antico e classico. Ha pubblicato tra l’altro “Nihon ryoiki. Cronache soprannaturali e straordinarie del Giappone” (Carocci 2010), “Inferni temporanei. Visioni dell’aldilà dall’estremo Oriente all’estremo Occidente” (Carocci 2012).